Queste righe non vogliono essere una spiegazione teorica sull'elaborazione del lutto piuttosto un foglio dove chiunque possa ritrovarsi nelle parole, condividere, sentirsi meno solo.
Non so per quale motivo mi trovo qui seduta a scrivere, so solo che in certi giorni il ricordo, il pensiero di mio padre si affaccia alla mente e parole, ricordi, sentimenti tutto si sovrappone nella mia testa, mi travolge, mi confonde, mi fa male e bene nel medesimo istante.
Ho bisogno di mettere ordine in questo groviglio di sensazioni, di affrontare per l'ennesima volta questo dolore immenso con il quale convivo ormai da alcuni anni, di ritrovarmi a sorridere rivedendo certe immagini con il pensiero, di farmi del male rivivendone altre insopportabili, di guardare in faccia la realtà dolorosa lasciandomi consolare da ricordi dolcissimi ed indimenticabili.
Ha lasciato un vuoto incolmabile, era un uomo meraviglioso.
Da quel momento niente nella vita di mia madre e delle mie sorelle è rimasto lo stesso.
Non basterebbero mille pagine per spiegare il suo modo di essere, amava tutti gli aspetti della vita e il suo entusiasmo era coinvolgente.

Ricordo di aver detto ad una persona cara che papà colorava la nostra vita, non credo siano molte le persone in grado di trasmettere energia agli altri come faceva lui.
Era la nostra forza, la nostra allegria, il nostro coraggio, una roccia alla quale aggrapparsi nei momenti difficili, un amico con il quale dividere le gioie dei piccoli piaceri quotidiani, con il quale discutere e litigare riguardo qualsiasi argomento della vita.
Mi manca la sua voce, il suo modo di ridere e le sue mani, grandi e forti che ci indicavano la strada da seguire.
Ci si può sentire perse senza un padre così.
Eppure siamo riuscite ad andare avanti, come lui stesso ci ha insegnato.
Sono passate settimane, mesi, anni e ognuna di noi vive la sua vita, è di nuovo capace di ridere ed essere felice ma ogni tanto succede qualcosa o non succede nulla e si ritorna indietro a soffrire come il primo giorno.

Non sono una psicologa, sono solo una persona alla quale purtroppo è capitato di vivere questo dolore per cui non pretendo di insegnare nulla a nessuno ma mi piacerebbe condividere la mia esperienza per aiutare chi legge a ritrovare la forza per andare avanti.
Il bello degli esseri umani è proprio la loro diversità, ognuno di noi ha un modo differente di reagire alle circostanze, per cui davanti alla perdita di qualcuno che amiamo c'è chi reagisce disperandosi, chi si arrabbia, chi si isola, non c'è una formula magica per trovare un po' di pace, di conforto l'unica cosa da fare è comportarsi con naturalezza lasciarsi guidare dalle proprie emozioni solo così ognuno può trovare la sua valvola di sfogo e iniziare il suo "processo di guarigione"

"IL LUTTO è COME UN TUNNEL LUNGO E BUIO CHE DOVRAI ATTRAVERSARE DA SOLA..
DALL'ALTRA PARTE C'è LA LUCE, ADESSO PERO' NON PUOI ANCORA VEDERLA..
CREDIMI ISABEL, NIENTE PUò RISPARMIARTI QUESTA SOFFERENZA" AGGIUNSE MIA MADRE E MI CHIESE DI CAMMINARE CON  PAZIENZA NEL TUNNEL CONFIDANDO NELLA FORZA DELLA VITA PERCHÉ QUELLO ERA IL MINIMO CHE PAULA POTESSE ASPETTARSI DA ME."
(DA "PER PAULA LETTERE DAL MONDO. ISABEL ALLENDE)

E' proprio così, ognuno di noi deve percorrere quel tunnel e trovare il modo di farlo senza perdersi senza soccombere, affrontando i pensieri, i ricordi, i tormenti uno ad uno ed imparando a plasmarli un pochino per imparare a conviverci per il resto della vita.
Trasformare la pena in dolcezza, l'angoscia in malinconia, imparare a tornare a respirare ad un ritmo normale e piano piano tornare a vivere e ad essere sereni.
Lo so, sembrano solo tante parole ed è difficile trovare quelle giuste ma se sei capitato su questa pagina e stai proseguendo nella lettura probabilmente potrai capirle meglio di chiunque altro.

Vorrei avere una bacchetta magica per aiutarti, prenderti per mano e mostrarti la strada da seguire per farti sentire meglio, per alleviare la tua pena....
Ricordo di aver vagato per la città, sotto choc, camminavo senza meta, c'era il sole o pioveva non lo so, non capivo più nulla, non sentivo più nulla se non un dolore immenso troppo grande perché la mia mente riuscisse ad afferrarlo del tutto. Ho le idee confuse riguardo i primi giorni dopo la morte di mio padre ma ricordo perfettamente questo mio vagare senza destinazione, ricordo di essere andata da un sacerdote per parlare, mi ha accolta in casa sua ed ha ascoltato paziente il mio sfogo.
Ricordo che il primo pensiero al risveglio era sempre quello, mio padre non c'è più. E con il pensiero la consapevolezza e con la consapevolezza il ritorno del dolore
Non volevo più dormire perché avevo paura di risvegliarmi.
Iniziarono così lunghissime notti insonni..ma sono stata aiutata da quello che poi è diventato il mio amore. Lui viveva dall'altra parte del mondo, aveva un'altra vita e io ne facevo parte solo marginalmente, ero una presenza cara ma lontanissima non so come successe, mi piace pensare che papà ci abbia fatto innamorare dandoci il modo di conoscerci bene in quei giorni delicati comunque dopo essermi stato accanto per circa una settimana dopo il funerale quest'uomo tornò alla sua vita ma non mi abbandonò in quel tunnel da sola, ogni notte per mesi mi chiamò e mi fece compagnia per ore quando non riuscivo a dormire, mi ascoltò piangere e confidarmi, mi aiutò distraendomi parlandomi di tutto e di niente fino al giorno in cui il mio primo pensiero al risveglio non fu più un pensiero di morte ma mi svegliai sorridendo al trillo del telefono e al pensiero di sentire la sua voce.
L'amore ci può salvare. Può essere l'amore per una persona, per  la propria famiglia, per il proprio lavoro, per una passione che coltiviamo, qualsiasi cosa ci aiuti ad allargare il nostro cuore può diventare l'occasione per tornare a vivere una vita serena.
Ancora oggi mi capita di sognare mio padre, sogno sempre situazioni di vita quotidiana e in tutti i libri che ho consultato la spiegazione di questo è la mancata accettazione della perdita.
Sicuramente è vero. Ogni giorno consciamente o inconsciamente provo ad accettare questa triste realtà ma probabilmente non riesco ad assimilarla del tutto.

 


A.Celentano L'Arcobaleno
 
                          torna alla                                                                           scrivimi:   leparoleperdirlo.simona@gmail.com

.

Non saprei dire quante volte in una giornata qualsiasi dovevo dirgli qualcosa.
Questo impulso non è venuto meno con la sua morte.Quella che è venuta meno è la possibilità di ottenere una risposta.                                             "L'anno del pensiero magico - Joan Didion"
C'è sempre un prima e un dopo. Prima e dopo la morte di qualcuno che amiamo. Succede così, può arrivare la notizia, con una telefonata o tramite terza persona, possiamo essere presenti al decesso o esserne informati da altri..ma da quel momento tutto cambia, noi cambiamo. Quel preciso momento tornerà nella nostra memoria. si ripresenterà decine di volte alla nostra mente per essere riassimilato, per torturarci, per costringerci ad accettarlo. Tornerà a toglierci il sonno la notte i primi tempi e ogni anno in cui rivivremo quella data sul calendario e ogni volta che una situazione, un profumo, un rumore, un episodio ci costringerà nostro malgrado a riavvolgere il nastro e a rivivere quei momenti.
Da quel preciso istante ognuno di noi inizia a compiere il suo percorso all'inizio senza rendersene conto, frastornato dagli eventi, dalle persone, dalle cose necessarie da affrontare..Chissà se sono benedette o maledette quelle prime cose che siamo obbligati a vivere. Chiunque abbia vissuto un'esperienza così forte e dolorosa potrà confermare che il giorno del funerale e quelli immediatamente successivi si vivono spesso in una specie di trance.Sembra che a parlare sia un'altra persona e non noi, ci stupiamo di essere stati in grado di respirare..Guardandoci indietro ci rendiamo conto di aver percorso chilometri, di aver stretto mani, di aver abbracciato parenti ma di non saper spiegare come abbiamo fatto.
Altre cose invece ci colpiscono in maniera esagerata, ricordiamo perfettamente le parole di qualcuno che ci ha consolato, ci resta nel cuore una frase o un gesto inaspettato.Bisogna lasciarsi andare piano piano, se si ha voglia di mangiare o se non si desidera farlo, se si vuole piangere a tutte le ore o se la gola resta bloccata e la mente chiede solo silenzio bisogna cercare di ottenerlo.
Assecondare il nostro istinto, scegliere quello che ci fa stare meno male, che ci dà un minimo di sollievo..ognuno di noi può trovare un balsamo per lenire un poco la ferita.
Ci sono persone che reagiscono malamente, che rifiutano di vivere, che iniziano a farsi del male, a bere, a non curarsi e sono le più bisognose di comprensione perché hanno perso la strada e sono smarrite non riescono a trovare la forza in niente e in nessuno.
In un bellissimo film Tom Hanks parlando dei giorni successivi alla morte della moglie dice "i primi giorni dovevo ricordare a me stesso di scendere dal letto e di mettere una gamba davanti all'altra per poter camminare" chi l'ha provato sa bene cosa vuol dire questa frase, niente sembra avere più lo stesso significato.

Si cambia, le cose intorno a noi cambiano, siamo noi che dobbiamo cercare di trasformare questo immenso dolore per essere migliori, perché la ferita ci renda più sensibili e quindi più ricettivi alle sensazioni della vita anche a quelle positive.
Il percorso che si deve affrontare è lungo e tortuoso, bisogna ritrovare l'energia di vivere una vita "normale" tornare a lavorare, a parlare con le persone e all'inizio tutto questo sembra incredibile.
Chi di noi non si è domandato COME PUò IL MONDO ANDARE AVANTI LO STESSO QUANDO LUI/LEI NON C'è PIù...ASSURDO.

Tutto sembra assurdo.Irreale.Eppure si ricomincia, una gamba davanti all'altra e si ricomincia.
Tutto il primo anno di lutto sembra assurdo e irreale. Consiglio a chiunque sia colpito da questo argomento la lettura di "l'anno del pensiero magico di Joan Didion" descrive perfettamente le sensazioni che si provano ogni giorno del primo anno.
Devono passare le feste, i reciproci compleanni, anniversari e ognuna di queste giornate è un colpo al proprio cuore, è una tortura, sono i giorni in cui la marea del dolore sale e ci rende impossibile respirare. Può capitare come alla scrittrice su citata di pensare che il nostro amato possa tornare se ci comportiamo in un certo modo, se portiamo a termine una certa questione, lo so sembra assurdo anche dirlo ma vi posso assicurare che succede.
Il momento peggiore è quando ci si rende conto che nonostante la missione che ci siamo prefissi il nostro amato non può tornare indietro.

La delusione non si può descrivere, arriva la consapevolezza di doverlo lasciar andare.............
Quante volte ci siamo detti che se amiamo qualcuno e ne teniamo il ricordo vivo in noi questo qualcuno non morirà mai..Ma quante altre ci è sembrato troppo poco per poterci bastare perché abbiamo desiderio di essere riabbracciati, di sentire la sua voce, di riaverlo con noi.
Ci sono giorni in cui si sentono fortemente i segni della presenza del nostro amato accanto a noi, della sua protezione, del suo amore che sappiamo ci guiderà nella vita e altri in cui soffriamo terribilmente perché lo sentiamo lontano abbiamo paura di perderlo del tutto e allora aspettiamo in silenzio il momento in cui tornerà un po' di pace e potremmo risentire le nostre anime riavvicinarsi.