SETTE VITE (11.06.2019)

SETTE VITE (11.06.2019)

Oggi, inspiegabilmente, proprio oggi che per tutti gli alunni é il primo giorno delle vacanze, dopo un anno trascorso sui banchi di scuola, ho rivisitato con i pensieri, con gli occhi del cuore e con la penna, un lontano dispiacere tenuto a lungo sottotraccia, – mai pensavo si sarebbe risvegliato! – riguardante quel “nipote di nonna Lisetta” che, quando ero bambina, mi aveva scippato una certa dose di serenità: Toni, il gatto, che io avevo ribattezzato “Nemico numero uno”.  Nonna lo adorava, lo ricopriva di mille attenzioni, trascorreva giornate intere con lui, coccolandolo sulle ginocchia e sussurrandogli amorevolmente “MicioMicio”.
L’animale era un “trovatello” dal corpo robusto, pelo grigio scuro lungo e soffice, molto curato e pulito, due occhi giallini fosforescenti e cattivi, vibresse lunghe e spesse: un felino per niente socievole con altri.

Non potendo ottenere un pò di affetto da nonna, tenevo d’occhio il gatto in lontananza e, quando, stanco di carezze, con un improvviso balzo decideva di allontanarsi, eccomi prontissima a inseguirlo.  Lo cercavo ovunque, lo rintracciavo, lo mettevo alle corde e lo acchiappavo per la collottola, – impresa difficile! – stringendo forte con le mie piccole mani.
Lo reggevo con le braccia tese in avanti, distante dalla faccia per paura che mi graffiasse, – ci provava senza tregua! – e, mentre emetteva insopportabili miagolii sembrava che da quei temibili occhi gialli volesse scagliare fulmini. Nonostante il peso, mai mollavo la presa.

Con il cuore che mi percuoteva nel petto come un tamburo, salivo di corsa gli scalini che portavano in alto, al granaio – una delle “sacre banche alimentari” dei nonni, – dove regnavano forti odori di legna, di fieno, di patate, di cipolle, di tabacco e, anche, di escrementi di volatili.  Trovavo sempre una provvidenziale finestra spalancata, quella sul lato più lontano del casolare, non vista da nonna: mi affacciavo  e scagliavo Toni nel vuoto.  Ricordo che venivo attraversata da un forte brivido nel vederlo volare agitando le zampe in aria, annaspando alla ricerca di un appiglio.  Ogni volta, come per incanto, un istante prima dell’impatto al suolo, si predisponeva ad atterrare sulle lunghe zampe.  A terra, prima caracollava un pò, poi si dava alla fuga, velocissimamente.

Questo perverso gioco infantile, stremandomi, mi faceva sentire valorosa come un’eroina.  Qualche tempo dopo, tutt’altro che ardimentosa, mi sono sentita mancare scoprendo lo smisurato, misterioso, paranormale?, vantaggio delle speranze di vita di cui godono i gatti.

 

Oldgamine
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