Pioveranno le stelle

Pioveranno le stelle

L’affetto che Fernanda nutriva nei confronti della signora Bruna, una donna di trent’anni sposata e madre, persona seria, solida, paziente, concreta, positiva, durò la bellezza di cinque lunghi anni, ma non fu notato né raccolto e neppure ricambiato.

Sebbene ne avesse soggezione, Fernanda ammirava Bruna perché possedeva un’intelligenza ed un equilibrio invidiabili, un grande amore per la propria professione e sapeva donare calore e colore alle parole, arricchendole così la sfera esistenziale.

La signora dal canto suo però riservava eccessive attenzioni ad una certa Mariangela – unica erede di una famiglia davvero molto agiata. Costei si presentava regolarmente in ritardo, spettinata, seppure docciata di buon profumo e vestita con abiti eleganti, con regali costosi.  Fernanda nonostante i tanti talenti posseduti, mai avrebbe potuto competere con la cura che Mariangela poneva in atto nel mettersi in vista;  le era soprattutto precluso sorprendere Bruna con offerte di doni.  Inoltre, da tempo, associato ad una  timidezza cronica che rasentava la dislalia sillabica, soffriva di un disturbo, chiamato paralessia: parola orribile che lei detestava e si proibiva di pronunciare.  Avrebbe desiderato ardentemente cambiare la realtà dei fatti, che giorno dopo giorno le si ripresentava identica, amara, insopportabile, ma ancora non ne possedeva il potere.

A distanza di cinque lunghi anni, durante i quali Fernanda continuò a nutrire unilateralmente il proprio affetto, e proprio in occasione dell’ultima volta in cui ci sarebbero viste, venne sorpresa da Bruna che la pregò di attenderla all’uscita dell’edificio.

Una forte emozione si impossessò del suo cuore; seduta su uno dei bollenti scalini della rampa d’ingresso della Scuola Elementare, frequentata fino a quell’ultimo giorno, come volesse trarre coraggio dalla sua confortante presenza, stringeva incollata al petto la  cartella.   Dopo pochi minuti venne raggiunta da uno smagliante sorriso di Bruna che, staccatele pazientemente dalla cartella, una ad una, le dita sudaticce, afferrandole con vigore le mani la costrinse ad alzarsi.  Per la prima ed ultima volta la tenne tra le braccia  quasi fino a soffocare quel piccolo corpo contro il proprio energico e vellutato.

Fernanda scoppiò in un pianto irrefrenabile.  Asciugandole delicatamente le lacrime, sempre tenendosela stretta al cuore, la maestra le disse “ Puoi stare certa che non mi scorderò di te né tu di me. Sei una bambina speciale ed io posso solo augurarti un bellissimo futuro perché te lo meriti. Non piangere, vedrai che un giorno su di te pioveranno le stelle.”

 

* Oggi dedico a TUTTE VOI care compagne di viaggio, aspiranti scrittrici, questo raccontino spinta dal desiderio di donarvi la speranza di un cielo futuro costellato di nuove luci.

P.S. – Le persone che già mi avevano conosciuta ed amata nella vita precedente ricordano ancora che il mio nome era Fernanda.

 

 

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