Racconti e Poesie

Un compendio di meraviglie (Amanti)

Non appartengo a te
Non appartieni a me
Non sapremo mai
“il domani insieme” che cos’é

Abbiamo però potuto permetterci
di prestarci i nostri Esseri

Per una notte meravigliosa
UNA, su tutta la vita
abbiamo aperto la porta
alla felicità che bussava




IL MIO AMANTE

Il mio amante ha la fragranza di un biscotto appena sfornato. Mi inebrio della sua pelle di seta, il suo abbraccio mi avvolge in una nuvola di cacao. Scendo negli abissi attraverso i suoi occhi di carbone, i suoi denti aguzzi di cucciolo gli illuminano il viso. Gli sto insegnando a sorridere.

Labbra fatte per baci voluttuosi come non ne ho avuti mai e muscoli come anguille che risvegliano emozioni sepolte nel mio cervello preistorico.

Non è un musicista, non è un creativo, non è un accademico, eppure mi ha catturato. Ė un interessante ambasciatore di un altro mondo che mai avrei pensato mi sarebbe stato dato un giorno di conoscere.

Ogni tanto non ci capiamo, ci incartiamo, ci scontriamo perché in quest’era fatta di messaggi virtuali le parole non sempre sono sufficienti. Servono sguardi, mani, ore passate insieme, fili d’argento tesi da ombelico a ombelico a collegare anime affini.

Il tempo insieme è un ruscello che scorre impetuoso, il nostro rapporto ha carattere torrentizio.

LA MIA PIU’ GRANDE PAURA

La mia più grande paura è di non riuscire più a permettermi di vivere nella casa in cui sono cresciuta, la casa dei miei genitori e della mia giovinezza, la casa dei ricordi e delle insofferenze, del giardino e delle continue migliorie.

Questa casa mi tiene ancorata al mio destino e alle mie paure, è in fondo la misura della mia vigliaccheria. Non solo, è anche ben al di sopra di un’impronta di anidride carbonica accettabile e, forse proprio per quello, mi fa sentire una gran dama.

Questa casa, che mai sarei stata in grado di acquistare e che mi è stata lasciata in eredità, rappresenta il cordone ombelicale che mi collega alla mia terra, al mio Paese, a quel che resta della mia famiglia.

Questa casa mi dà sicurezza e al tempo stesso è la causa delle mie paturnie, delle mie insonnie notturne, delle mie angosce per il futuro; mi dà al tempo stesso continuità e senso di appartenenza, mi aiuta a camminare diritta per la mia strada, senza cedere alle tentazioni di un mondo ormai impazzito. Queste pareti, intrise di ricordi e di voci familiari, emanano una fiducia incoraggiante, sussurrano le parole buone di mio padre e le urla gioiose di mia madre, sono lo scalpiccìo delle zampe bianche di Yuri, le corse pazze di gioia di Puffy, il profumo pomeridiano della Oma su per le scale. Questa casa è tutto quel che resta di noi, dopo che ce ne saremo andati, forse è per quello che è così difficile immaginare di separarmi da essa.

I GABBIANI (Cardarelli)

Il poeta Vincenzo Cardarelli, utilizzando similitudini e metafore, paragona il volo “perpetuo” dei gabbiani alla sua vita, ma anche alla vita di tutti noi.

Ho letto e riletto il testo poetico e ogni volta ho provato emozioni toccanti e profonde che non avrei mai immaginato. Quante volte, sulla spiaggia all’imbrunire, mi è capitato di vedere questi uccelli che, con il loro volo basso, agile e veloce, ti sfiorano planando sulla sabbia alla ricerca di cibo e poi, con i loro strilli acuti, tornano a volare liberi verso il cielo colorato di tramonto.

Ed è allora facile immedesimarsi nel loro cercare senza fine. Nella nostra vita siamo spinti dall’affanno ad “acciuffare” le occasioni e a rincorrere freneticamente sogni e progetti. Poi sopravviene il bisogno della “gran quiete marina”, di pause e di silenzi per cercare di capire il senso di tutta questa frenesia. Il poeta conclude significativamente:” ma il mio destino è vivere  / balenando in burrasca”. In questo verso bellissimo avvertiamo il divenire spesso “burrascoso” del nostro vivere quotidiano.

Pensiero “Perverso”

Ritagliati un minimo di autonomia!

Accerchiata da famigliari e parenti esigenti
l’istinto ti illumina; suggerisce: Vai via!
Appiattita alla parete dell’ingresso
con le scarpe e il batticuore in mano
prontissima a sgattaiolare lontano
Ma il parquet scricchiola, il respiro manca,
il cane della vicina abbaia proprio davanti
all’uscio di casa e il coniuge domanda
“Faresti un caffé, per favore, amore?”
Pazienza. Come sempre. Lo sai già,
sistemerai un’altra volta “l’altrui priorità”.
Avevi lasciato un cioccolatino stamane,
visibile, proprio sopra al suo “comodino”
stanca di pretese, doveri e della tua bontà
Alla pari di un arrendevole ostaggio
ora abbandoni all’ingresso il coraggio
Scapperai? Chissà. Forse. A maggio.
Il mondo ti dovrà pur saper aspettare,
donarti una svolta in un futuro diverso!

Cullati a lungo questo pensiero “perverso”…













Il Carnevale

Ogni anno mi prende una grande eccitazione per il Carnevale. L’emozione di vivere per qualche ora nella pelle di un altro personaggio si impadronisce di me e mi mette una specie di frenesia addosso. Purtroppo non riesco mai a preparare per tempo il costume che vorrei.

Ogni anno, al termine dei festeggiamenti, faccio elaborati piani per farmi trovare pronta alla scadenza successiva, ma quasi mai ci riesco.

Non tralascio però di travestirmi, seppure con poco.

Quest’anno ho percorso a piedi mascherata da angolana il tragitto da casa mia al paese vicino, dove la ricorrenza viene festeggiata più in grande stile da grandi e piccini. Era una bella giornata mite benedetta da un sole caldo. Sono partita a piedi col volto coperto da una maschera e con una gran voglia di fare una passeggiata. Lungo il percorso ciclo-pedonale ho mietuto sorrisi benevoli da coppie di mezza età, sguardi sorpresi da automobilisti di passaggio, occhi sgranati da bambini in bicicletta, increduli che anche gli adulti potessero vivere così profondamente questa festa. Già il percorso di avvicinamento al luogo dei festeggiamenti è stato un divertimento. Ogni tanto si incrociava lo sguardo con altre maschere e subito era intesa, sorrisi abbozzati o addirittura uno scambio di battute.

Una volta sul posto, la musica ad alto volume, i carri allegorici, la quantità di maschere mi hanno travolto e alleggerito. Insieme a molte dozzine di persone abbiamo sfilato per le vie del paese. Ho chiesto a numerosi gruppi e singoli il permesso di fotografarli, alcuni costumi erano davvero originali.

Il tema proposto quest’anno dalla ProLoco del paese era il riciclo, dunque abbondavano ampi abiti femminili realizzati con cucchiai di plastica, con carta di giornale, con materiali vari di recupero. Alcuni uomini erano vestiti da rifiuto, con una tuta bianca e una grande R sulla schiena. Ho addirittura scorto un uomo vestito con un abito realizzato in Pluriball!

Dopo l’esibizione danzereccia, la distribuzione di chiacchiere e la premiazione delle maschere più originali, il mio tragitto verso casa è stato allietato dalla dolcezza del tramonto sulle campagne circostanti, questi paesaggi rurali costellati da vecchie cascine tranquille, non degne di nota, ma comunque a me care.

L’anno prossimo voglio vestirmi da Marianna (Maid Marian), l’arciera della saga di Robin Hood.

Amanesh (Piccola stella) Piccolo Angelo color cioccolato

Ti ho adottata a distanza. Scelta in meno di due secondi davanti ad una fotografia; il tuo sguardo, così simile al mio, mi aveva calamitata inesorabilmente. Era il 24 gennaio 2015, il giorno del mio compleanno.

Il Centro Aiuti per l’Etiopia mi forniva queste informazioni: da anni attendevi l’adozione; eri nata il 1° gennaio 2006 (data non certa); la tua mamma in Cielo si chiamava Dakité; vivevi con il papà in una capanna fatta di fango; andavi al Centro Bukama St. Francis e frequentavi la prima classe.

Con il naso sopra la cartina geografica dell’Atlante del mondo, insieme ai miei nipotini, cercavo di trovare Wolayta, il poverissimo Paese dove vivevi, situato a 360 chilometri a sud di Addis Abeba,vicino al fiume Omo. Sapevo che l’Etiopia era stata colpita più volte dalla carestia e troppi bambini stavano soffrendo (e morendo) di fame. Le richieste di adozione erano tantissime e mi giungevano da più parti. Non potevo fingere indifferenza. Sono stata felice di poter contribuire alla tua crescita, per migliorare la tua esistenza, e offrirti un’infanzia più dignitosa e buona; purtroppo di persona non potevo donarti neppure un abbraccio o un sorriso. Negli anni a seguire, dopo l’arrivo del Capodanno, ricevevo regolarmente notizie dal Centro di Accoglienza, accompagnate da una tua fotografia dalla quale evincere la tua serena crescita. Nel 2018 nulla. Sebbene fossi piuttosto preoccupata, prima di ottenere informazioni ho dovuto lasciar trascorrere altri due interminabili mesi, durante i quali non ho mai smesso di sperare, con tutto il mio cuore, che si fosse trattato soltanto di un banale ritardo o di un disguido postale. Invece…

“Carissimi tutti del Centro Aiuti per l’Etiopia e alla c.a. della Sig.ra Maura, non mi è facile accettare il contenuto della Vs. email; per questo motivo ho lasciato trascorrere del tempo prima di risponderVi. Tutti noi in famiglia (amici compresi) abbiamo voluto, e dovuto, elaborare, se così posso dire, la “perdita” di una piccola stella color cioccolato di nome Amanesh, da noi molto amata. Mio nipote la considerava la sua “seconda sorellina”; mia nipotina, invece, ci chiede di pregare per lei dovunque si trovi ora, e ci consiglia di decidere “presto prestissimo” per la nuova adozione. Lei gradirebbe ci venisse assegnato un “maschietto”. Per quanto mi riguarda fatico a ricacciare le lacrime. Mi tormenta il pensiero che neppure al Vs. ultimo appello la bambina sia stata presente. Mi rammarico un pò al pensiero che il mio “Diario per Amanesh” si sia interrotto (spezzato) proprio alla vigilia del giorno “dell’inondazione delle mimose”. Tengo viva la speranza. Vi chiedo: “Qualora la bambina si rifacesse miracolosamente viva e dovesse rivolgersi al Vs. stesso Centro per un aiuto, sarebbe ancora possibile venisse assegnata in adozione alla nostra famiglia?” Questo, naturalmente, a prescindere dal fatto che siamo felici della proposta di sostituzione con altro bimbo/bimba bisognoso di aiuto, del quale vorrete darci notizia. Grazie per quanto fate. Molti cari saluti. Elvira.

P.S. Non smetteremo di nutrire affetto per Amanesh, “Piccolo Angelo color cioccolato.””

(NB. Mentre scrivo, dal Giornale Radio arriva la notizia che ieri un aereo della Ethiopian Air Lines é precipitato facendo una strage di volontari Italiani. Su quell’aereo viaggiava la speranza di chi vuol fare diventare migliore il mondo: un esercito della bontà che offre esempi di coraggio e di umanità. Persone meravigliose.)


Carnevale con citazioni

Prima di astenersi dal cibo, digiunando dalla carne per l’arrivo della Quaresima, é pressoché tassativo allestire un banchetto, darsi ai bagordi, alla pazza gioia, fare festa e mascherarsi di Menzogna, Mistero, Finzione e Fantasia. Il Carnevale é un copione divertente, che si ripete ogni anno, per dissimulare sentimenti, pensieri, propositi; camuffarsi travestendosi serve per mostrare un lato oscuro di noi, di solito tenuto nascosto.

La maschera (o finto volto) assume un’importanza simbolica molto incisiva: rappresenta anche uscire dal quotidiano, e disfarsi del proprio ruolo sociale, tramite una vita parallela. Con un’altra personalità possiamo esprimere liberamente paure, desideri, gioie, dolori.

Peter Hoeg – lo scrittore de Il senso di Smilla per la neve – (che apprezzo moltissimo) sostiene che: “Nessuno conosce la parte che gli appartiene, solo quella che deve recitare ogni giorno, tutto l’anno. Ognuno, dunque, sente il mondo e le persone non per come sono, ma come il risultato di un montaggio”. Oscar Wilde sentenzia che: “Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero”.

Mauro Covacic – scrittore triestino (vivente), de “Di chi é questo cuore” – é convinto che tutti abbiamo una piccola crepa nella maschera con cui ci presentiamo al mondo”. Quella crepa é la nostra parte più autentica in quanto porta con sè un dolore.
Personalmente, mi ritrovo a considerare che le parole – molto spesso – sono simili a “tutti i suoni e i colori di un allegro Carnevale”: innocenti, originali, vivaci, musicali, gioiose, scherzose.

Mimose 2019

Con il tempo
Con il tempo imparerò
a tenere sigillate le orecchie del cuore
e a non più ascoltare il dolore,
voce di donna che mi assorda:
dall’interno di un ascensore
dalle scale mobili della metropolitana
dalla toilette di una discoteca
dal sedile di un’auto nel bosco
dal salotto buono di casa
dalle pagine di un giornale
dallo speaker del telegiornale
locale, regionale, nazionale.
Con il tempo imparerò
Con il tempo


Anche se avessi il tempo
oggi poco mi importa
le lacrime non le trattengo
il mio essere più non sopporta
sapere di un’altra violenza
e mi sgorga una preghiera spontanea
per te giovane incolpevole ragazza,
per quelle venute prima di te,
per noi tutte, da sempre e per sempre.


Anche se avessi del tempo
mi domando dove potrei cercare,
in quale luogo inesistente
potrei incontrare un Buon Dio
che mi sappia spiegare
perché ci dobbiamo piegare
al volere di un feroce animale
che non è fatto a nostra immagine
tanto meno a Sua somiglianza.
Sebbene lo abbiamo sbocciato alla vita
con tenerezza e con gioia infinita,
troppo volte “ne abbiamo abbastanza”
e anche oggi non mantengo la distanza
VOGLIO urlare la mia ripugnanza.


NON C’E’ PIU’ TEMPO…
è in arrivo un’altra ambulanza


Diario di una strega

D14 Febbraio Festa dell’amore Oggi maggiormente riconosciuta come festa di San Valentino, il 14 Febbraio si celebra la festa pagana dell’Amore, dedicata al Dio Luperculus chiamata Lupercalia. L’origine della festa degli innamorati è quindi il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano per la fertilità che veniva celebrato in questo periodo dell’ anno. Il mese di Febbraio, per i popoli pagani, è considerato il periodo in cui ci si prepara all’ arrivo della primavera, considerata la stagione della rinascita. Si iniziano quindi rituali volti alla purificazione delle case, si fa ordine e pulizia nella propria vita. Un rituale di fertilità che si svolgeva ogni anno, in questo periodo, per onorare il Dio Luperculus, consisteva nell’ inserire in un urna i nomi di giovani donne e uomini, pescandoli poi casualmente. Le coppie che così si formavano vivevano per un anno in intimità, proprio come segno di devozione a Luperculus. L’ anno successivo il rito si riproponeva, formando così nuove coppie. Fu nel 496 D.C. che la Chiesa decise di sostituire la Festa pagana dell’Amore e della Fertilità con la festa di San Valentino, patrono degli innamorati. Sostituzione che avvenne certamente per nascondere ed eliminare i rituali pagani dediti alla fertilità. Il santo in questione, San Valentino, nacque nel 175 D.C. e fu il primo vescovo a celebrare un matrimonio tra una pagana ed un cristiano, atto per il quale divenne famoso e per il quale probabilmente venne scelto come santo dedicato a questa giornata di festa. (e fu così che si scatenarono i peccati di desiderio)

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