Chiarezza

Ce l’ ha fatta il fiume

quest’oggi in ardore d’0nda

a spazzar via

la crosta di fronde

e cose morte

che da giorni sostava

tra esili mani di salice.

La punta di un piede nell’acque

allontana le ultime foglie

che mulinellano sparse

morde la corrente tanto ha fretta.

Squarcio improvviso

brividi di cielo versato in terra.

Si libera nell’aria

il profumo di mughetti

ricamato sulle lenzuola

stese al sole.

 

 

Estate 1960

La scuola è finita da più di un mese,le giornate sono lunghe e il tempo interminabile.
Dopo un torneo di carte,giocato sotto il porticato della cascina,Beppe,Giancarlo,Piergiorgio e Fausto decidono di andare a fare il bagno.

Al mare ? Nooo
Le vacanze in riviera sono un miraggio,le loro famiglie non se le possono permettere.
I quattro ragazzi si preparano: oggi andranno all’Addetta a fare il bagno.
Niente costumi,solo un paio di mutande di riserva per ognuno di loro. In più a Beppe e Giancarlo le madri impongono di portare le sorelline.

Sparpagliati procedono verso la Cerca,strada battutissima da automobili e camion.
“Uno,due,tre… non arriva nessuno,attraversiamo!” dice Giancarlo.
La strada, al di là della Cerca, diventa un sentiero,piante di sambuco e rovi a destra e a sinistra. Le bambine raccolgono denti di leone e si divertono, soffiando ,a farli volare nell’aria.

Pochi passi ancora ed ecco,la loro spiaggia. Quattro gradoni di cemento da cui a cascatelle scende l’Addetta, fiume secondario figlio della più importante Adda.
I ragazzi di corsa raggiungono l’acqua e iniziano a spruzzarsi a vicenda.Gioia pura, pomeriggio di felicità.
Inzuppati e felici si tuffano vestiti nelle acque del fiume, non interessa se quando torneranno a casa li aspetterà una bella strigliata per essere completamente zuppi.

A loro non importa, alla fine è solo acqua.

Il ponte delle sirene

La stradina costeggiata da rogge si snoda in una serie di curve strette, fiancheggia la campagna coltivata e lentamente unisce Mediglia a San Giuliano.
Poco trafficata è la strada che ho frequentato più di tutte perché da bambina si andava dalla nonna a bordo della Cinquecento azzurra guidata da mio padre e da adulta per raggiungere il centro commerciale in cui ho lavorato dieci anni come ottica e vetrinista.
Circa a metà del suo percorso la stradina sovrasta con un ponte il fiume che mi affascina da sempre. Specialmente in inverno quando i campi freddi biancheggiano per la neve o la brina, il Lambro sembra trascinare più cupo che mai il suo carico d’acqua e di segreti mentre avvolto da una bruma opalescente scorre imperturbabile verso il suo mare.
Occasionali gabbiani o cormorani ne sorvolano le onde, non ho mai visto pescatori lungo le sue rive solitarie. Da piccola ogni volta che passavo sul ponte in auto abbassavo il finestrino e guardavo giù per vedere meglio che potevo, ma niente traspariva dal fondo nero e denso.
Una volta vidi una spessa coltre di schiuma bianca serpeggiare sul Lambro, rimasi incantata:  «Papà guarda che bello il fiume stamattina».
«A volte le Sirene arrivano anche qui per fare il bagno e lasciano la loro scia insaponata».
«E come si fa a vedere le Sirene papà, sai quando faranno il bagno la prossima volta?» gli chiesi.
174Le Sirene si bagnano alle prime luci dell’alba per tingere le loro code nell’ acque argentate», mi rispose sorridente.
Da allora quando passo sul ponte delle Sirene penso sia un luogo magico e chissà… di incontrarne una prima o poi.

Poesia di strada

Salti giù da una Citroen verde
sbatti lo sportello quasi
fari, sibilo si gomme
sbuffo di smog sull’asfalto rovente
con te ha finito.

Sistemi la gonna sui fianchi
il piercing è sole sul ventre liscio,
sei una bambola dal cuore in ceppi.
Le sneakers bianche si fanno spazio
tra lattine, clinex, qualche straccio.
C’è una sedia rotta più in là
per farti regina sei un nuovo acquisto:
soldi contanti.

Siedi, incroci le gambe da gazzella
la bocca è un cuoricino.
Tra cipria e polvere
vorresti raschiare via da dosso gli sguardi
che ti frugano sotto la maglietta
dentro le mutandine.

Intanto passi una mano nel caschetto
castano dei tuoi capelli è imbarazzante tanto sei bella.
Mi lanci un’occhiata dall’altra parte della strada.
Distolgo gli occhi ti lascio sola
ho una figlia della tua età a casa io!

Un’auto rallenta
lui abbassa il finestrino
tu metti il broncio
fai come una bimba che dice NO!

Lui ti annusa hai odore di bestiola
È così che ti vuole
ancora tiepida e dischiusa.

Allitterazione, assonanza, onomatopea

ALLITTERAZIONE

  • Forte il fabbro forgia ciò che ai soldati darà in sorte. Fucili armi e cannoni tra i campi di marte cosparsi di morte.
  • Prima di primavera esiste una stagione mera, un attimo magico, che non è più l’inverno con le sue spoglie membra, ma uno spasmo di doglie che in un alito di vento si coglie.
  • Immagino un mago con occhi da drago, lunghe le unghie per i suoi artifizi, cattura l’attenzione, crea tensione, dal palco un denso fumo appare, come una bianca palude, un effimero lago dove improvvisamente scompare il mago.

ASSONANZA

  • Di notte, i rumori arrivano come da lontane fosse.
  • Stupido che sei, stupido a rigare il tuo viso di lacrime soffocate.
  • Madame de Pompadour, la conoscevi tu?

 

ONOMATOPEA (invento)

  • Scia scia scia sciack, scia scia scia sciack. Nasce un paessaggio dalle mie pennellate.
  • Vrrrr, l’aeroplano arriva… vvvrrr apri la boccuccia.
  • Planf! A me il divano.

Allitterazione, assonanza, onomatopea

ALLITTERAZIONE

Anche avendo avuto avviso anticipato, ambivo ad anteporre alcune amene attività all’assemblea amicale (ammaestramento).

 

ASSONANZA

A   A volte, la sera, la fame mi prende,

B   “Non voglio ingrassare,

A   Il mare mi attende!”

 

C   Biscotti, jogurti, cioccolatini

C   Sussurran soavi gli inviti più fini.

 

B   La voce è decisa, la sento parlare,

A   Con alto tono saccente

B   Non sente ragioni, non vuole mollare.

 

D   Mi salva una mela, succosa e croccante,

D   rossa malia sana e invitante.

 

ONOMATOPEA

Gracida nel pozzo la rana,

Lenta sale per il ramo l’iguana.

Lesta agguanta un insetto,

“Gra gra” dice dirimpetto.

“Blub blub” risponde soddisfatta

l’iguana ora distratta.

La fontana di cioccolata

C’era una volta una regina
che non aveva figli
voleva una bambina
ma si accontentava dei conigli.

Poi un giorno, un dono dei venti,
trovò tre piccoli porcellini:
erano allegri, educati e ubbidienti.

Uno correva come una lepre,
l’altro faceva le fusa come un gattino,
il terzo cinguettava con le pietre.

La regina era una strega laureata
che per i suoi porcellini voleva il meglio:
fece costruire una fontana fatata
che buttava cioccolata al loro risveglio.

18.7.2021

Il caffè delle otto

Annuso

a occhi chiusi

l’avvolgente profumo

che invade la casa

e,come un pifferaio,

mi porta

verso la cucina.

Sorseggio

a occhi chiusi

il mio seducente elisir mattutino.

Per un po’

non parlo.

Mi penso in Brasile

tra piantagioni

grondanti chicchi rossastri.

Felice.

Apro gli occhi

e sono già sul posto di lavoro.

Peccato!

Caffè…consolazione quotidiana

Cibo

Un frigorifero quasi sempre vuoto, ma…

una dispensa generosa

una tovaglia a quadretti rossi e bianchi

un piatto

una forchetta

un coltello

un bicchiere con poco vino bianco

un tovagliolo

un fornello acceso

un pugnetto di sale grosso

una pentola d’acqua

un po’ di grammi di carboidrati

un cucchiaio d’olio extra vergine

una pioggia di parmigiano reggiano

una musica di sottofondo

Totale = Zero appetito

Troppo tempo

Molto spazio

Abbondanza di mezzi

Tanta libertà, ma…

solitudine a volontà

1 2 3 4 9