Tutte le mattine si svegliava con la bocca impastata. Colpa delle gocce che prendeva per dormire o del bicchierino di vodka che si concedeva in relax sul divano?
Si alzava con fatica. Invidiava le persone che al suono della sveglia erano già operative. Lei no. Dopo tre allarmi si alzava dal letto.
Caffè, sigaretta e doccia. In quest’ordine.
Eleonora era una persona metodica. Organizzata riguardo le routine quotidiane, per il resto la sua esistenza era all’insegna del caos totale.
Tailleur, tacchi e pellicciotto, rigorosamente ecologico. Era molto attenta al rispetto degli animali ed era vegetariana.
Quella mattina la attendevano svariati appuntamenti, il suo incarico riguardava la selezione di personale qualificato nell’ambito del marketing.
Si recava al lavoro in metropolitana. Nella città in cui viveva, era da sconsiderati muoversi in auto, a causa del traffico e della mancanza cronica di parcheggi. Meglio lasciare l’auto in garage.
Si mostrava esteriormente come una persona snob. Mai un capello fuori posto, tutti i giorni un abito diverso. Distaccata e un po’ arida.
In ufficio non aveva molti amici, solo Katia, la cui scrivania era di fronte a lei, e un paio di colleghi maschi. Nessuno conosceva i particolari intimi della sua vita, neppure Katia.
Aprì l’agenda e scorse velocemente la lista degli appuntamenti. La prima era una ragazza, entrò, si sedette di fronte a lei. La ragazza si presentò, Eleonora alzò lo sguardo e vide un paio di occhi di un colore indefinito: grigio-verde. Rimase folgorata: era lo sguardo di Ivan.
Da ragazza Eleonora aveva perso la testa per un ragazzo Ivan, appunto, che abitava due isolati oltre la sua casa. Aveva dieci anni più di lei.
A quei tempi lei frequentava la quinta superiore: liceo linguistico e il ragazzo stazionava con un gruppo di amici davanti al liceo. Un giorno Eleonora e le sue compagne uscirono da scuola e lei … bum… un fulmine la colpì , quel ragazzo era uno schianto.