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22 Ottobre 2026 alle 11:29 #5690
Anime perse
Sapevo che entrare in un campo di concentramento sarebbe stata una esperienza forte, dura da affrontare.
E così fu. Ero con Patrizia, mia moglie, e già quando ci avvicinammo al grande portale d’ingresso incominciai ad avvertire un peso, un grande peso che incombeva pressante su ogni parte di me. Ero immediatamente entrato in comunicazione con tutte le anime ancorate per l’infinito su quella collina, vicino a Mathausen.
La temperatura era tiepida, come può esserlo un pomeriggio di inizio estate, il cielo limpido e tutto quello che ci circondava si poteva vedere con chiarezza, senza ombre.
Il mio corpo però iniziò subito a sentire freddo, un freddo innaturale che nessun termometro avrebbe potuto misurare. Brividi continui, persistenti, mi obbligarono a fermarmi nuovamente per capire cosa stava succedendo.
Iniziai ad osservare il luogo. Eravamo di fronte ad un lungo sentiero largo e c’era solo da scegliere Quale avrebbe dovuto essere il percorso per entrare con discrezione in quel luogo terribile.
Iniziare dalla parte museale, quindi il lato destro del campo, oppure partire subito dalle camerate?
Fu in quel momento che mi sentii improvvisamente distaccato dal mondo ed una voce incominciò a parlarmi. Non era mia moglie, me ne resi conto immediatamente.
“Ciao Davide, sono Marcin, avevo 22 anni quando persi il contatto con il mio corpo. Sono qui vicino a te, non avere paura. Il capo ha scelto me, tra le quasi centomila anime di questo luogo per affiancarti mentre calpesterai i sassi di questa terra”
I brividi iniziarono a cambiare frequenza. Lentamente rallentavano.
Feci subito dei grandi respiri per riuscire a metabolizzare quanto stava succedendo ed essere pronto a proseguire la visita.
Presi subito la mano di Patrizia, nel tentativo di ritrovare qualcosa di caldo e di umano. Fu inutile.
Anche la sua mano era gelida, la guardai immediatamente ed il suo viso era impallidito come non mi era mai capitato di vedere.
“Patrizia, che succede?” le chiesi preoccupato.
“Non lo so Davide, non capisco cosa mi stia succedendo, non ho mai provato un freddo così”, mi rispose con una voce sottile e impaurita.
“Non vi preoccupate, andrà tutto bene, siete protetti da tutti noi, dillo a Patrizia” disse Marcin.
Abbracciai subito Patrizia per poterla rassicurare e farle capire che non era sola.
In realtà entrambi non eravamo soli ed anche io stavo cercando di rassicurare me stesso sapendo che stavamo affrontando una nuova esperienza che sarebbe rimasta per sempre nei nostri ricordi.-
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Davide Misitano.
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