Chi siamo Forum LE GALLINE PENSIEROSE di Luigi Malerba Bianca, la gallina impostora – Prologo ed epilogo

Questo argomento contiene 2 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da Oldgamine Oldgamine 6 mesi fa.

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  • #428
    Monica Caprari
    Monica Caprari
    Partecipante

    Racconto di Monica Caprari
    liberamente ispirato ai racconti -Galline pensierose- di Luigi Malerba

    Bianca, la gallina impostora – Prologo ed epilogo

    1)Prologo

    Bianca, malgrado il suo nome, era una gallina nera.
    Piccola e nera
    Piccola nera e bruttina, per dirla tutta.
    Considerata l’ultima del pollaio, era per giunta valutata femmina di poco conto da Silvio, il gallo.

    Ogni giorno Bianca si doveva confrontare con:
    l’ Adalgisa, gallina grassa e tonda che faceva uova perfette;
    La Lella, bianca e rossa, giovane ed intonata. Pure le sue uova erano belle e grosse
    La Pina, detta Lapina, esperta e riccia, riusciva a fare anche due tuorli alla volta.
    Tutte si contendevano le attenzioni di Silvio, e lui se le godeva tutte, le sgallettate.
    Tutte, tranne Bianca.
    Lei , che ci rimaneva proprio male, provava ogni stratagemma pur di attirare l’attenzione di Silvio.
    Per esempio sapeva che alla luce del sole le sue penne nere avevano bagliori iridescenti, così una volta pur di farsi notare rimase tutto il giorno esposta ai raggi di luglio.
    Prese un’insolazione.
    E basta.
    Perché Silvio continuò a strusciarsi con le altre melliflue e nemmeno si accorse di Bianca e delle penne nere.
    Anche le sue uova non erano granchè: piccole anemiche e bianche, come la neve.

    Che vergogna doveva masticare ad ogni sorger dell’alba.

    Poi un giorno, scorazzando svogliata per l’aia, Bianca trovò un foglio di stagnola.
    Se lo nascose svelta sotto l’ala perché le era venuta un’ idea, anzi, un’ideona:
    vi avrebbe avvolto accuratamente il suo uovo per mostrarlo poi, come fosse un Fabergè.
    Cosi’ fece.
    Le pollastre rimasero di sasso, e Silvio la guardò come se fosse arrivata in quel momento da Marte, o da Venere. E per la prima volta, Bianca si sentì lambire dagli occhi del gallo.
    Solo LaPina, vecchia scafata ficcanaso, si avvicinò all’uovo e prese a picchiettarlo.
    Ne staccò un pezzo di stagnola.

    Sulla testa di Bianca cadde il silenzio dell’inganno.

    Epilogo
    Bianca, la gallina impostora, becchettava nervosamente mentre si allontanava dal pollaio, luogo del misfatto.
    Ripeteva tra sé e sé –Caaazzo, che figura dimmmerda! Caaaaazzzoooo!-
    Tutta agitata roteava le nere pupille come mosche nel latte.
    Piccoli brividi di irrequietezza le sollevavano le piume.
    Ma d’improvviso si fermò. Venne abbagliata da un’ idea.
    Anzi, un’ideona.
    – Sì!- si disse, e certa della sua decisione si mise a correre più veloce che poteva, con il collo proteso in avanti per una maggiore aerodinamicità (che come noto non è proprio una virtù gallinacea).

    Entrando nel pollaio, constatò con piacere che nel frattempo s’era svuotato da quelle svenevole.

    Prese a becchettare tutta la stagnola che ricopriva il suo uovo.
    -Farò sparire tutte le tracce, così penseranno di essere tutte pazze!-, si diceva Bianca, cercando di non strozzarsi coi duri bocconi.
    Finito il lavoro se ne uscì dal pollaio sghignazzando tutta compiaciuta.
    Quando fu certa di avere l’attenzione delle smorfiose, proruppe in una grassa risata.
    -Ah ahahaha ih ihihih.. ci siete cascate! Che polle!che boccalone! Pensavate di aver visto chissàcchè, ma là c’è solo il mio ovetto bianco.. ah ahahaha ih ihihihih ..soffrite di allucinazioni? Siete rimbambite? Vi è dato di volta il cervello? –
    E così dicendo si dava delle grandi pacche sulla pancia, come per contenere le risate ma intanto cercava di far scendere la mappazza di stagnola.

    Bianca iniziò a sentire un certo movimento nello stomaco, qualche gorgoglio nel ventre e le sopraggiunse un implacabile singhiozzo.
    Il risultato fu che ad ogni singulto seguiva un sobbalzo accompagnato da un peto sonoro.
    Pareva la motoretta di Enrico, il figlio del fornaio.

    Le altre schifiltose la osservavano con la stessa espressione di chi guarda la suola della propria scarpa che ha appena calpestato una cacca.

    Bianca, incurante della situazione, continuava a frusciarsi davanti alle smorfiose e camminava tutta impettita. Neanche fosse la Regina Coccodè davanti a Becchingam Palace.
    Solo quando passava davanti a Silvio girava la testa di sghimbescio, come se guardasse lo specchietto retrovisore sulla portiera.
    Per inciso, Bianca non aveva specchietto e tantomeno portiera.

    Presto si fece pomeriggio, poi il sole calò ancora un poco.
    L’aia venne ingravidata da una luce dorata che allungava le ombre.

    La gallina impostora ballonzolava su e giù al limitare del pollaio, imprimendo la sua traballante figura sul grande disco che s’era fatto il sole.
    Continuava a ruttare e scorreggiare come una solfatara e la pancia pesava.
    Pesava parecchio.

    Venne presto l’ora di rientrare.
    Calò la sera, poi la notte.
    Tutti ronfavano persi nei sogni.
    Solo Bianca continuava a scandire i secondi con ritmati singhiozzi.

    Finalmente il buio mutò in ombra e nel pollaio iniziò una certa attività.
    Tutte le galline si preparavano ad espellere l’uovo sistemandosi la paglia e prendendo quell’espressione compiaciuta di chi si appresta ad eseguire la Monna Lisa.
    Anche Bianca era pronta col suo uovo, anzi, non vedeva l’ora di alleggerirsi un po’.

    Nel pollaio si fece un silenzio di concentrazione:
    LaPina teneva gli occhi chiusi stretti stretti;
    l’Adalgisa guardava un punto fisso, in trance;
    la Lella apriva il becco e gonfiava il collo; sembrava un lottatore di sumo.
    E Bianca spingeva, spingeva e spingeva, ma per quanto si sforzasse, l’uovo non usciva.

    S’alzava,
    si abbassava,
    allargava le zampe,
    si faceva il segno della croce,
    ma niente.

    Intanto le perfide avevano fatto e cantavano tutte orgogliose del loro parto.

    Bianca s’era messa a
    pancia in su,
    pancia in giù,
    fianco destr’
    fianco sinistr’
    Ma ancora niente.

    Intanto le carogne si scrollavano dal pagliericcio e sicuramente avrebbero iniziato a godere del suo imbarazzo.

    Infatti l’Adalgisa si accorse per prima del disagio di Bianca. Si avvicinò e capì.
    Chiamò le altre e la circondarono..

    Poi La Lella iniziò a farle aria,
    l’Adalgisa a tergerle il sudore della fronte,
    e Lapina corse a prendere acqua calda, che non si sa perché ma in certi casi ci vuole sempre.
    Improvvisamente Bianca emise un lungo sibilo e stramazzò gambe all’aria priva di ogni forza.
    Era pronta a morire tappata.

    Ma la scafata Lapina seppe cosa fare e con un elegante fosbury le atterrò pesantemente sulla pancia.
    A Bianca si strabuzzarono gli occhi che sembravano quelli di un calamaro.
    Poi finalmente l’uovo uscì, eccome..
    un proiettile! Uno sputnik!
    Ed era d’oro!
    Di stagnola veramente.
    Ma luccicava.
    Luccicava e luccicava, come gli occhi delle sue compagne.
    E di Silvio.

    #430
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    Cinzia Fossaceca
    Partecipante

    Troppo divertente ridevo da sola e ogni riferimento è…..puramente casuale!!??

    #456
    Oldgamine
    Oldgamine
    Partecipante

    Ciao Monica,
    anch’io come te “tengo moltissimo” al nostro Laboratorio. Non ho scordato di leggere e rileggere piacevolmente il racconto della “tua gallina”. Non solo ho sorriso parecchio (posso dire sghignazzato?)ma ho pure provato una “strettina” di invidia per le qualità che possiedi. Hai il dono della fantasia che NON ho e che (FORSE) vorrei avere. Buona giornata!

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