Chi siamo Forum Giochiamo con gli incipit Fahrenhait 2022

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    FAHRENHAIT 2022

    Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse*.
    Questo pensava Gregory Cox mentre ammirava l’incendio della casa in cui dormivano i sui nemici, data alle fiamme. Luke, il suo Amstaff terrier sfuggito al controllo – andato a fiutare chissà che davanti alla porta sul retro – arrivò come un razzo abbaiando con eccessiva ferocia. In quella zona isolata, l’abitazione lambita da alte fiamme vive e scoppiettanti illuminava a giorno la notte. Saliti a bordo della Jeep nera, posteggiata a debita distanza, Gregory guidò sul viale ghiaioso con prudenza e a fari spenti.
    Doveva mettere la maggiore distanza possibile tra quel luogo ormai arso e sé stesso; per questo motivo, oltre al pieno di benzina aveva riempito alcune taniche. Decise che più tardi avrebbe acceso la sua Police Scanner intercettando le Forze dell’Ordine, per informarsi sullo sviluppo delle indagini.

    La vettura mordeva l’asfalto dell’interstatale 10W. Sdraiato sul sedile accanto, Luke, un solo occhio aperto e la lingua in fuori, stava rilasciando calore e sembrava acchetarsi. Gregory fischiettava una canzone di John Denver che Radio Notte trasmetteva.

    Dal piccolo centro abitato di Magnolia, situato nella contea di Montgomery, intendeva raggiungere Nayarit in Messico. Un viaggio di oltre un migliaio di chilometri, venti e più ore alla guida, con in tasca un permesso di ingresso FMM per turisti.
    A Riviera Nayarit, lungo la costa del Pacifico, da tempo aveva preso in affitto una casa vacanza dove contava di rincontrare la sua “chica” Adelita. Una giovane di bell’aspetto, tutta sorrisi e cuore, compagna di notti allegre; la donna che – per tenere lontani i guai – si era fatta tatuare su un braccio l’immagine della Santa Muerte.

    Giunti a Laredo, Gregory posteggiò l’auto all’estremità del piazzale di un centro commerciale. Sospirò felice di potersi stiracchiare, sgranchire gli arti e mettere sotto i denti una colazione sostanziosa. Lasciò subito libero Luke di scorrazzare tra auto e cespugli. Nell’aprire la portiera dalla sua parte ricordò di volersi collegare alla Police Scanner. La prima notizia che intercettò fu che i vigili del fuoco, tra le macerie dell’incendio, avevano rinvenuto due cadaveri: all’apparenza una coppia oltre la sessantina. “Chissà se scopriranno che erano stati assassinati prima” si disse Gregory gongolando “quei due bastardi che mi hanno diseredato non meritavano più di vivere.”
    Sporse la gamba sinistra fuori dalla Jeep per scendere, per un soffio non cadde al suolo. Udì la Polizia che, oltre a fare il suo nome, dichiarava di essere già sulle sue tracce.
    Persuaso di averla “fatta franca”, sentendosi sconfitto Gregory bestemmiò più e più volte tra i denti. Accusò il morso dell’umiliazione; una collera incontrollata si impossessò delle sue fibre muscolari mentre si domandava quale errore avesse commesso.
    Ad un passo dal ferirsi battendo ripetutamente la fronte contro il volante, al colmo dell’incredulità, rimase accasciato sul sedile in attesa di un aggiornamento. Esigeva una risposta.
    Presto l’avrebbe ottenuta.

    Lucy, un’attraente signora sua ex vicina di casa, che anni prima non aveva ceduto alle sue avances, contattato un tenente della Polizia dell’area metropolitana di Houston, aveva chiesto semplicemente: “Avete già parlato con Gregory Cox? Lui potrebbe essere l’artefice di tutto. Odia i genitori e ama portare il caos nella vita degli altri. Due anni fa ha tentato di dare alle fiamme anche il mio appartamento. Con me all’interno.”

    In preda alla disperazione, Gregory decise che non sarebbe diventato latitante a vita, né si sarebbe consegnato alle Autorità a rischio di trascorrere il resto dell’esistenza a marcire in carcere. Inclinato il corpo verso la parte destra dell’abitacolo, distese il braccio ed allungò la mano per aprire il portaoggetti dove ancora teneva la sua Glock.

    *Incipit: da Fahrenheit 451 dello scrittore americano Ray Bradbury

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