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    Oldgamine
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    Mediglia, 8 Giugno 2019

    Gentilissima Insegnante,

    la mia precipitosa fuga dalla palestra, – avvenuta in epoca ormai lontana, – esigeva ed esige ancora oggi una spiegazione. Sebbene questa avvenga con ingiustificato, imperdonabile ritardo, provo a formularla.

    Per anni e anni, avevo rinviato il momento di “iscrivermi” ad un Corso di Yoga; nel timore di trovarmi in difficoltà con gente già “allenata” inventavo scuse, a mio esclusivo uso e consumo. Poiché mi considero da sempre una persona iperattiva, mai ferma e/o silenziosa, mi spaventava non poco il pensiero di dover rimanere a lungo immobile, e ad occhi chiusi.

    Mantenevo comunque viva la convinzione che lo yoga, in qualche modo, avrebbe potuto farmi diventare una persona migliore, più virtuosa, elevandomi ad uno stato di coscienza superiore, più evoluto. Desideravo questo ennesimo progetto di rinnovamento personale.

    Mi ero presentata al Suo corso armata di buona volontà ed entusiasmo. Come Lei, peraltro, ha potuto subito constatare, sono stata terribilmente male fisicamente: caduta in balia del tremore, del sudore, e della rigidezza sentivo la meditazione un problema insormontabile, al di sopra delle mie forze. Il mio corpo anziché generare calore pativa un gelo atavico, primordiale e la mente (o il sangue?) palpitando battiti furiosi in gola, mi offuscava totalmente la vista. Non ero nella condizione di articolare una scusa: mi trovavo in pieno scompenso esistenziale.

    Mentre Lei, e le persone presenti, eseguivate “facili” esercizi psicofisici, io, inquietissima, venivo afferrata al petto da una mano sconosciuta che mi soffocava. Quasi subito intuivo trattarsi di una paralizzante paura: la scoperta dei miei limiti. Sì, lo yoga ha avuto il potere di fungere da lente di ingrandimento.

    Giunta “fuori tempo massimo” all’appuntamento con quell’incontro, ho poi scelto di rinunciare definitivamente ai benefici dello yoga. A lungo ho riflettuto sul mio comportamento, impiegando del tempo per riappropriarmi delle mie naturali, sane, emozioni. Appare evidente che la mia identità vuole vivere “disunita e incompleta”: questa la limitata ricchezza del mio equilibrio.

    Un rinnovato grazie per il Suo serafico, comprensivo, sorriso al momento della mia elusiva evasione.
    Cordiali saluti.

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