Il gesto
Di lei, a colpirmi, era quel gesto che inconsapevolmente ripeteva ogni volta che le capitava di stare ferma in piedi davanti all’acquaio.
Ai tempi ero una ragazzina e non sapevo nulla del linguaggio del corpo ma, osservatrice per natura, mi capitava di soffermarmi a pensare a quella postura insolita che assumeva sempre in quell’occasione.
Taciturna e assente, viveva in una sorta di isolamento nel quale ammetteva quasi esclusivamente le sue “compagnie”, così le chiamava lei: la radio, che restava accesa da mattina a sera e le sigarette che spesso lasciava consumare appese a lato della bocca. In casa ciabattava tutto il giorno con addosso vestagliette di cotonina fiorata ma, a darle un aspetto davvero trasandato erano i capelli che, una volta cresciuti, le cascavano sulla fronte in riccioli disordinati. Aveva gli occhi chiari, lontani….
E poi c’era quel gesto, più che un gesto, una vera e propria posizione innaturale del piede sinistro, quel suo fletterlo di lato e posarlo di costa, come per scansare qualcosa o stabilire una distanza…..
Seppi, poi, che durante un forte esaurimento nervoso vomitò una verità che per troppo tempo aveva sepolto: era stata stuprata dal padre ancora bambina. Raccontò che lui l’afferrava e la scaraventava sul tavolo della cucina e l’abusava con foga bestiale. Seppi anche che non fu creduta: dissero che soffriva di disturbo bipolare e che tutto era frutto della sua testa malata.
Io le ho creduto. Prima, molto tempo prima che la sua mente le permettesse di denunciare, aveva parlato chiaramente il suo corpo, con quel gesto, quella posa inconsueta e involontaria, muto tentativo di difesa di una bambina spenta per sempre.
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