Archivia 27 Novembre 2025

Motel sull’autostrada

Mentre si allontanava

abbandonandoti

all’autogrill

un oscuro smarrimento

selvaggio sconosciuto

e confuso

ti riempiva anima

e occhi di pianto

impedendoti di scorgere

che OLTRE lui

proseguiva bellissima

l’autostrada della vita

 

violenza

Troppe donne subiscono ancora violenza:

violenza fisica

violenza verbale

talvolta si muore

troppo spesso accade

perchè?

facile pensarlo

facile dirlo

tutto si rifà a millenni di educazione sbagliata

ma oggi, perchè ancora oggi accade?

ignoranza

egoismo

potere

e che altro ancora?

Ma tutto questo non è solo per le donne

la violenza non è solo alle donne

la violenza è in tutto ciò che ci circonda oggi

guerre, lotte di quartiere, bande di giovani allo sbando, alla deriva.

Oggi io non dico solo basta ai femminicidi, dico basta a tutta la violenza.

Stop alla violenza qualunque aspetto possa avere.

Un pensiero però nello specifico alle donne che oggi si ricordano come vittime di femminicidio affinchè nelle loro storie possiamo trovare un aiuto a non dimenticare e a poterci migliorare, per le donne e per tutti.

Letizia

 

Li RongMei

Coperta di neve
la terra spera e riposa.
Ricordando la fonte
da cui ha bevuto
il Maestro ha lo sguardo
verso terre straniere.
Ci vuole coraggio
e ferma la mano,
come giunco flessuoso
dalle salde radici.
Lucente la lama
spezza il ricamo del sole,
ostinata carezza
del fiore d’inverno.

Spleen

Resto qui
avvinghiata alle radici
con catene che tintinnano
di domande e di domani

Mentre la terra mi penetra
fredda e umida
eppure accogliente
come il ventre di una madre

Dove sei ora dove sei
dolce risata posata
su bianche dita sfarfallanti
protesa verso un domani
che oggi è vento gelido
a scompigliare l’anima

Meglio restare qui
a nutrirmi di radici
nel buio che culla e consola
dove i perché si assopiscono
e ogni sete si quieta

Ci volevi proprio tu

Ci volevi proprio tu
nel mio quotidiano
Tu, grandissimo cuore,
dolce armonia e tenera mano

Hai regalato,
colmando una lacuna,
a questa folle poetessa
che sostava sulla luna
tutto il tuo essere
e buona dose di fortuna

Ci volevi proprio tu
nel mio quotidiano
Tu splendido presente,
nuova poesia, tu che io amo

Non tutti i tandem sono biciclette

Amo la Spagna e mi piace studiare lo spagnolo. Da circa otto anni frequento l’università della terza età per imparare questa lingua. E sì…dopo tanti anni dovrei saperla a menadito, ma , come dicono a Roma, sono un po’ ” de coccio ” e ancora faccio fatica a parlarla.

L’anno scorso la nostra Prof. ci ha proposto di tenere un tandem con alcuni alunni di una scuola di Madrid. Io all’inizio non mi sono offerta perché non mi sentivo pronta,poi ho deciso di buttarmi e ho mandato a Madrid la mia iscrizione. Nella presentazione ho messo oltre all’ età, al genere,al luogo dove vivo anche i miei hobby e le mie passioni.

Dopo qualche settimana mi hanno risposto che mi avevano gemellato con Carmen,una signora più o meno della mia età e che aveva i miei stessi interessi. Le ho scritto sulla mail e ci siamo accordate di sentirci e vederci tramite Whatsapp. Adesso ci vediamo ogni lunedì, a las cinco de la tarde, come per le corride, e chiacchieriamo mezz’ora in italiano e mezz’ora in spagnolo.

《 Mamma, lei è più brava di te a parlare in italiano che tu in spagnolo》,ha osservato mio figlio quando ci ha sentito. E ha ragione !
Parliamo di libri, di viaggi, di politica, di feste tradizionali, di fiction italiane e spagnole. A lei ” le gustan mucho ” le fiction italiane perché sono avventurose e hanno intrecci complessi e imprevedibili mentre non ama i libri del nostro paese perché, a suo parere, hanno spesso finali tristi. Ne conosce più di me.
Su suo suggerimento ho iniziato a leggere in spagnolo i libri di Almudena Grandes,una scrittrice che ha raccontato la guerra civile e che in Spagna ha ricevuto molti premi.

A Madrid Carmen ha frequentato una scuola di italiano dove rilasciano le certificazioni, ma dopo otto anni non ha voluto sostenere l’esame finale perché l’ha ritenuto stressante e la certificazione non le sarebbe servita per nessun curriculum perché è pensionata.
《 E adesso che hai finito il corso… cosa farai ?》, le chiedo un po’ preoccupata che le nostre conversazioni finiscano. 《 Continuerò a parlare con te così mi terrò in allenamento 》, mi risponde allegra.

Evvai! I tandem non sono solo biciclette, ma come quelle aiutano a viaggiare per il mondo.

Cara maestra…

L’ultima volta che ti ho salutato era un giorno di giugno di moltissimi anni fa.
L’estate ci aspettava per alleggerire con i giochi le nostre giornate di bambini.
Come ogni fine di anno scolastico ci proponevi un libro estivo con tantissimi compiti da assolvere, ma come le più generose maestre, al ritorno dalle vacanze, non ci chiedevi lo svolgimento completo di tutti gli esercizi, ti andava bene ciò che eravamo riusciti a fare.

Ti ricordo magra, alta, vestita sempre di marrone, con una crocchia voluminosa di capelli sulla nuca. A distanza di anni ti avrei paragonato a Olivia di Braccio di Ferro,tanto eri magra, ma come lei mettevi allegria e quando, per qualche motivo uscivi dalla classe e davi a rotazione ai tuoi alunni il compito di scrivere alla lavagna ” i buoni e i cattivi”,tornando non la guardavi neppure e dicevi :《 So che siete stati tutti bravi:sono contenta》.

Ricordo che più di ogni altra cosa mi piaceva scrivere i pensierini, ma spesso sui miei quaderni comparivano anche le macchie di inchiostro che cadevano dal pennino intinto troppo nel calamaio del banco. Più che sgridarmi per aver macchiato il quaderno mettevi l’accento su quello che avevo scritto. Mi gratificavi in ogni occasione.

Che differenza con la maestra che avrei incontrato l’anno scolastico successivo!
In classe aveva istituito la fila degli asini dove si sedevano gli scolari che avevano sbagliato i loro compiti e a cui lei appuntava sulla schiena le pagine che aveva strappato dai loro quaderni e,non contenta, li costringeva a fare il giro delle altre classi. Avevo il terrore di finirci, in quella fila !

È solo per merito tuo se anch’io,da grande,ho deciso che avrei voluto essere una maestra, magari come te: autorevole ed empatica, capace, amorevole e determinata. Ancora oggi mi domando come facevi ad avere tutto sotto controllo, una pluriclasse con quasi quaranta alunni,eppure tutti abbiamo imparato quello che ti chiedevano i programmi ministeriali e anche tanto altro che lì non era scritto.

Ti ho ritrovata, sessant’anni dopo, in una ventosa mattina di fine ottobre quando sono andata a salutare una zia che non c’è più. Eri lì, di fronte a lei, in una foto su una lapide dove sorridevi come allora. Mi sono stupita di averti rivisto. Leggo e rileggo il tuo nome, sei proprio tu .

Raccolgo il vaso di fiori che il vento ha fatto cadere, ti rivolgo un preghiera e ti confido che sono grata di essere stata una tua alunna. Ti mando un bacio. Me ne vado. Da qualche parte, un giorno, ci rivedremo ancora.