Il parco era attraversato da una calma ordinaria, fatta di rumori distanti e di passi che non avevano fretta. Eleonora camminava lungo il vialetto centrale, osservando senza cercare davvero nulla. Le piaceva quel momento della giornata, quando le cose sembravano stare al loro posto.
Lo vide poco più avanti, vicino a una panchina. Aveva in mano un sacchetto di carta e lo apriva con attenzione, lasciando cadere piccoli pezzi di pane sul palmo. I piccioni si avvicinavano con cautela, poi con fiducia. Lui aspettava, senza scacciarli, senza gesti bruschi. Quella pazienza la colpì più di quanto avrebbe immaginato. Non era un gesto raro, ma in lui sembrava privo di esibizione, come se non fosse rivolto a nessuno in particolare.
Era stata una giornata intensa di lavoro, piena di tensioni, e quella calma esibita ebbe su di lei l’effetto tranquillizzante di un mantra. Si fermò a qualche passo di distanza. Rimase lì, semplicemente a guardare. Le ali che si aprivano e si richiudevano, il rumore secco dei becchi, la mano che restava ferma. Era una scena piccola, e proprio per questo le parve significativa.
Quando lui alzò lo sguardo, fu come se il resto si fosse messo in pausa. La vide e sorrise. Non un sorriso studiato, né ampio. Era leggermente inclinato, trattenuto, ma pieno. Un sorriso che non chiedeva nulla, che sembrava nascere da un pensiero buono.
Si sentì percorsa da un brivido. Non era abituata a incrociare gli occhi degli altri lasciandosene penetrare, nel suo lavoro aveva affinato molte tecniche che le permettevano di avere sempre il controllo della situazione senza concedere nulla di sé che non fosse frutto di una sua studiata volontà.
Per qualche ragione, quel sorriso mite e non giudicante, forse proprio per quello capace di penetrare la sua corazza, l’aveva spiazzata, facendola sentire nuda.
Una sensazione che non riusciva a incasellare e la metteva a disagio ma, nello stesso tempo, la affascinava e la tentava.
Rimase immobile più a lungo di quanto fosse necessario. Sentì che quel sorriso le stava parlando senza parole, e che lei lo stava riconoscendo. Non come qualcosa di nuovo, ma come qualcosa che aveva già visto una volta, molto tempo prima, e che ora tornava con un altro volto.
Dopo un tempo che le sembrò sospeso, lui tornò ad abbassare lo sguardo verso i piccioni, continuando a nutrirli. Lei riprese a camminare lentamente, senza voltarsi subito. Il parco era lo stesso, i rumori identici. Eppure, dentro di lei, qualcosa si era disposto in modo diverso.