Eleonora

Eleonora

Ebbene sì. La sua figura slanciata, la compostezza, il sorriso e la camminata sensuale erano degni dell’ammirazione dei colleghi maschi. Spesso, questi, si attardavano alla macchinetta del caffè per osservarla, ammiccando sottecchi, commentando la scelta invidiabile fatta dallo Sparviero. Quel soprannome era riservato al dr. Monesi, Capo dell’Ufficio Personale, a motivo delle sue braccia corte e arrotondate, così come gli arti inferiori. E, il suo passo agile e lo sguardo indagatore ci ricordavano proprio quel rapace.

La magrezza di Eleonora, il caschetto di capelli biondi, i suoi grandi occhi verdi, l’eleganza nel vestire all’ultima moda, suscitavano un pizzico d’invidia nelle colleghe, tutte. Me compresa. A lei era affidato l’arduo e faticoso compito di colloquiare con diverse persone che ambivano ad essere assunte nella nostra importante e prestigiosa Società di Servizi.

Quell’impiego le dava soddisfazione, le piaceva e l’appassionava. Lei, dal carattere amabile, era la persona giusta al posto giusto. Lavorava con serietà, da ottima professionista con consolidata esperienza nel settore.

In cuor suo, gioiva nel valutarsi la protagonista principale, del presente e del futuro, del destino di parecchie vite lavorative, che facevano affidamento nel suo giudizio positivo. Durante i colloqui, talvolta si sentiva tranquilla e rilassata, in grado di stimare al meglio la persona che le stava davanti. In altre occasioni si infervorava, gesticolava e arrivava perfino a ridere sfacciatamente delle domande, e delle pretese, che taluni candidati le sottoponevano. Per evitare di bocciare una candidatura che non aderiva al profilo professionale richiesto, capitava si limitasse a restare a lungo in ascolto.

Ascoltava l’energia delle persone, non soltanto le loro parole. Sorridendo poi si allontanava dal presente per consentire al suo pensiero di trasportarla altrove. Un altrove dove continuava a frugare, con ali non più tarpate, e con orgoglio, nell’impegno, la forza e la determinazione che riversava nella propria esistenza. Senza questa inflessibile volontà non avrebbe potuto riprogettarsi né crescere evolvendosi.

A distanza di un paio di anni, la mia segretaria Mimma mi mise a parte di alcuni “segreti” che Eleonora, divenuta sua amica, le aveva confidato. Della nostra collega venni a sapere dell’infanzia vissuta da orfana, della difficoltà dei suoi parenti di gestirla in affidamento tra di loro, della passione per gli studi e perfino di un marito che non l’aveva amata né rispettata. Ma, la sorpresa più stupefacente, per un’ingenua cronica come la sottoscritta, fu l’inaspettata scoperta che Eleonora e lo Sparviero erano convolati a nozze.

Non ne avevo avuto alcun sentore, naturalmente. Ne fui felice, e riuscii perfino a complimentarmi con entrambi, prima delle festività natalizie del 1997.

P.S. La mia Eleonora si chiamava Nicoletta.

Oldgamine

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