Il segreto di Eleonora

Il segreto di Eleonora

Quella mattina Eleonora arrivò in ufficio di cattivo umore, un sogno ricorrente molto doloroso
l’aveva svegliata all’improvviso, ora doveva resettare il suo stato d’animo per affrontare la giornata
di lavoro con le giuste prospettive. Il primo colloquio in lista la mattina riguardava un giovane
ingegnere con grandi abilità informatiche che avrebbe potuto ricoprire il ruolo di responsabile ICT
di un settore dell’azienda. Mentre pensava a quali domande porre in base al CV allegato, passò le
mani nervosamente fra i capelli, la colazione l’aveva appesantita e non si sentiva molto in forma.
Ma non c’era più tempo, il candidato entrò nel suo ufficio, elegantemente arredato, con passo
fermo, postura eretta, come volesse da subito dare l’impressione di essere consapevole dei suoi
talenti. Eleonora lo osservò con attenzione: alto bruno, ben vestito nel suo completo blu, con occhi
scuri che non abbassavano lo sguardo e la bocca ben disegnata.
“Insomma un bel tipo” pensò fra sé, ma quando aprì la bocca per presentarsi, l’impressione positiva creata dal suo aspetto si infranse in
una voce nasale, dal timbro piuttosto fastidioso. “Ben arrivato ing. Volpi, cosa pensa di trovare nella
nostra multinazionale che possa essere utile anche alla sua crescita professionale? Ing Volpi alzò lo
sguardo verso destra e disse con la sua voce poco gradevole:” Penso che le mie competenze siano in
linea con la figura professionale che state cercando, inoltre in una grande azienda potrebbe essere
più facile anche avere avanzamenti di carriera ed una retribuzione coerente con gli obiettivi
raggiunti”.
Eleonora sorrise molto superficialmente “Molto pratico, è andato subito al dunque, senza giri di
parole” Rispose senza esitazione:” Molto bene possiamo considerare un periodo di prova e al
termine valutare le sue prestazioni”. Ing Volpi sorrise come se avesse vinto alla lotteria, si alzò a
stringere la mano ad Eleonora e si congedò.
Eleonora, girando sulla sua poltrona ripensò all’incontro, si rese conto di avere concesso forse con
troppa facilità un’occasione al giovane professionista, ma d’altra parte il CV era più che aderente al
profilo che stavano cercando. Tuttavia, era infastidita da una sensazione che il giovane le aveva
ispirato, come un senso di falso, nascosto con cura che comunque trapelava dai suoi gesti e dalla
sua voce.
Decise di accantonare per il momento quel pensiero molesto e si allietò invece pensando al buon
pranzo che avrebbe consumato di lì a poco, era una buongustaia, in continua lotta con la bilancia.
Doveva stare attenta alle quantità di cibo, desiderava mantenere la linea snella e rimanere in salute
dopo tutte le privazioni che aveva dovuto subire ai tempi dell’orfanotrofio. Una volta uscita
dall’istituto a 18 anni con competenze molto pratiche e istruzione di base, aveva dedicato il suo
tempo a cercare un lavoro che le consentisse di mantenersi e di continuare gli studi, non sarebbe
rimasta una povera orfana ignorante, con tutte le sue forze voleva emanciparsi e trovare il suo posto
nel mondo.
Quando fu scelta per la portineria in centro a Milano, fece salti di gioia, era riuscita a trovare un
lavoro con alloggio e avrebbe potuto così continuare gli studi e raggiungere più facilmente gli
obiettivi che si era prefissata. Alzarsi presto la mattina non le pesava, lavorare faticosamente per le
pulizie non era un problema, nell’orfanotrofio faticava molto di più, ma ora era libera di gestire la
sua vita, doveva essere accorta e tutto quello che desiderava avrebbe potuto concretizzarsi, con
pazienza e perseveranza. Nei primi due anni di impiego come una formichina risparmiò per arredare il monolocale della portineria e per il computer per studiare e seguire lezioni a distanza, nei tre anni
successivi conseguì la laurea triennale e nei successivi due la laurea magistrale in psicologia del
lavoro e delle organizzazioni, ma desiderava continuare con un master in gestione delle risorse
umane, sperava di trovare così un impiego in una grande azienda. Si impegnò moltissimo, non si
concesse distrazioni per circa dieci anni, lavoro, studio e passeggiate nel parco come ricompensa.
Spediva regolarmente CV sperando in una chiamata, intanto lavorava in portineria con impegno e
risparmiava per poter permettersi un’abitazione una volta trovato il lavoro dei suoi sogni. Intanto, la
ragazza uscita dall’orfanotrofio si era trasformata in una donna, di bell’aspetto, snella con bei
capelli biondo naturali tagliati corti e luminosi occhi verdi e come curava il corpo così nutriva la
mente con un inestinguibile desiderio di imparare e un piacere fisico nello studiare.
Dopo tanti tentativi e diverso tempo finalmente arrivò la chiamata di una grande multinazionale, e
dopo il colloquio fu assunta in prova. Questa era la sua occasione e doveva dare il meglio di sé,
doveva stupire per essere confermata. Alla soglia dei trenta anni otteneva il lavoro desiderato e
poteva permettersi un monolocale in una zona non centrale, ma neanche periferica dove vivere in
completa libertà. Ora era dirigente senior dopo 10 anni di carriera e aveva superato i 40 anni.
Quando ripensava al suo percorso era felice per aver riscattato il passato di orfana, ma era
consapevole di aver investito tutte le sue energie sul lavoro e carriera mentre i sentimenti erano
rimasti congelati.
Era arrivato il momento di affrontare i demoni che aveva sapientemente congelato se desiderava
sinceramente sentirsi felice.

Isabella D'Ambrosio

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