Tutti gli articoli di Carla Gaviraghi

CARE AMICHE VI SCRIVO…..

Carissime tutte, sono Carla e faccio parte di questo gruppo. Vi ho conosciute prima della pandemia e ho partecipato ad alcuni incontri. Da subito mi sono sentita a mio agio con voi, accolta, voluta bene. Poi dalla pandemia in poi “fermi tutti” e gli incontri sono stati sospesi. Ho fatto in tempo ad essere presente ad un pic-nic ai Fontanili e in questa circostanza è stato bello vivere un clima di serenità che mi è rimasto nel cuore.
In questi ultimi anni ho scritto e letto poco anche per una sorta di depressione che mi ha accompagnata, depressione dovuta allo stato della mia deambulazione, sempre più complicata. Ho subito due interventi chirurgici, nel marzo 2021 e nell’aprile 2022. Adesso cammino col deambulatore e ho molti dolori. Quando ho visto la comunicazione di Valeria relativa alla ripresa degli incontri ho subito detto che mi interessava e di fatto è così ma poi, al momento di partecipare, non me la sono sentita, vuoi per una assurda vergogna, forse pigrizia e comunque per i dolori che sempre sono presenti. Mi rendo conto di chiudermi alle relazioni, facendo eccezione per poche amicizie, e questo non mi fa bene, lo so, ma è difficile vincere i sentimenti che mi bloccano. Voglio comunque mettercela tutta e quindi spero di essere presente a novembre. Colgo l’occasione per dirvi che da sempre mi sento appartenente a questo gruppo, che vi penso e vi voglio bene. Alla prossima, Carla

Vi racconto una storia a lieto fine

Sono Carla, mamma di quattro figli: Ivan, Cristiano, Benedetta e Veronica
Quando Veronica è nata, 40 anni fa, era bellissima. Ho potuto vederla un’oretta dopo il taglio cesareo ed era già vestita con un coprifasce delizioso, tanti capelli neri: era una meraviglia, mi è piaciuta da subito!
Veronica è cresciuta senza crearci problemi e, dopo aver sperimentato la fatica di gestire Benedetta, la sorellina disabile nata solo un anno prima, la sua presenza era una bellissima realtà!
Tutto è andato bene fino a che una insegnante della scuola media mi ha convocata per dirmi che mia figlia non era serena e per chiedermi come andassero le cose in famiglia.
Il nostro contesto famigliare era questo: noi genitori, entrambi lavoratori, i nonni materni nn conviventi ma molto presenti per darci una mano, due figli di diversi anni più grandi delle sorelline, Benedetta disabile e da ultimo Veronica. Quello che si evidenziava era che Veronica era sola e le toccava fare i conti coi fratelli che non avevano gran che cura di lei e una sorella, con mille problemi, che assorbiva tutte le energie di noi genitori per i tanti bisogni che comportava la sua disabilità.
La comunicazione dell’insegnante mi rendeva ancora più consapevole della situazione, mi sentivo impotente e desideravo solo prenderla fra le braccia e darle tanti baci.
Negli anni a venire il malessere di Veronica si è manifestato in vari modi: frequentazioni che mi preoccupavano, anoressia e anche assunzione di alcool e droghe leggere. Cosa potevo fare?
Stavo male e anche lei stava male ma era chiusa nel suo guscio, serbava un rancore che non esprimeva, la situazione sembrava essere senza via d’uscita.
Inaspettatamente , quando Veronica aveva circa 20 anni, una nostra cara amica le ha fatto una proposta: andare a fare un pellegrinaggio a Medjugorie con altri giovani, gratuitamente, perché una ragazza aveva rinunciato. Dopo averci pensato mia figlia ha accettato ed è tornata dal pellegrinaggio cambiata: la Madonna aveva toccato il suo cuore.
Dopo questo evento benedetto Veronica è entrata in una Comunità di recupero per ritrovare se stessa.
Dopo tanti anni, quasi 10, si è sposata con un giovane ex tossicodipendente e dopo il matrimonio hanno lasciato la comunità. Successivamente hanno avuto due bellissime bimbe.
Purtroppo però il rapporto madre-figlia era ferito, lei inconsciamente mi accusava di preferirle Benedetta: tanti fraintendimenti, incomprensioni fino a che, anche grazie alla sofferenza che ha accompagnato in questi ultimi anni la mia salute, sofferenza che mi ha cambiata, ho deciso di scriverle a cuore aperto dicendole quanto le volevo bene e quanto non ci eravamo capite. Questo scritto è stato una benedizione. Lei lo ha accolto molto bene.
Adesso siamo ancora in cammino nel nostro rapporto ma l’ho ritrovata, ho finalmente la figlia che per anni avevo perduta. Ci dichiariamo il bene che ci vogliamo e ci sentiamo quotidianamente per condividere la nostra vita.

Grazie Signore!!! Accompagnaci, tienici per mano, non lasciarci mai.

Mamma Carla

vi racconto la mia vita

La mia vita: la bambina e la donna
Sono Carla, ho 77 anni e si può
dire che sono ormai anziana!!! Nonostante questo il mio cuore è pieno d sentimenti, di nostalgia, di tanto amore
Ma parto da quando ero bambina
La mia infanzia, già nel seno materno, è stata costellata da traumi e delusioni
Sono nata durante la seconda guerra mondiale : la mia mamma, che mi aspettava, ha vissuto il terrore delle bombe, il riparo nei rifugi e io con lei, essendo nel suo grembo Qualcuno dice che un bimbo in gestazione vive tutte le paure della propria madre e questo “mi è toccato” Ad un certo punto la mia famiglia è “sfollata” fino alla mia nascita e per alcuni mesi, i successivi al parto,  c’è stata una certa tranquillità. Siamo poi venuti a Milano, a fine guerra, con la nonna paterna che ha sempre vissuto con noi, essendo vedova d figlio unico Peccato che fosse da sempre in conflitto con mia mamma al punto che io, man mano che crescevo, ero sempre più la “sua” bambina e vivevo il rapporto con mia madre quasi fosse una trasgressione o un torto alla nonna A volte mi chiedo come ho potuto reggere ad uno stress così pesante e duraturo nel tempo.
Quindi fra liti famigliari Intervallate da momenti d serenità, quando stavo fuori casa coi miei genitori a fare delle passeggiate nei boschi, sono diventata una ragazza adolescente e ho cominciato ad avere un rapporto complicato col cibo Da 60 kg sono scesa a 45 e mi sentivo più leggera dentro, più libera da tutti i condizionamenti vissuti in famiglia, più libera dal sentimento d colpa per nn riuscire a scegliere da che parte stare (nonna o mamma?) Era un travaglio interiore pesante, nn potevo lasciarmi andare nel rapporto con la mamma perché avevo sempre addosso gli occhi  della nonna che in qualche modo controllava i miei “sentimenti”
Io nn ricordo momenti d coccole da parte d mia mamma, nn poteva farmele, era guardata a vista sempre dalla nonna
Qualcuno si starà chiedendo “dove” fosse mio papà, come presenza, in questa famiglia patologica
Lui amava tanto sia me che sua moglie ma sentiva anche il dovere d proteggere sua mamma e quindi era “fra due fuochi” e nn prendeva una posizione chiara Adesso sento per lui una grande tenerezza 🥰

In tutti gli anni a venire ho sempre convissuto con un disturbo alimentare, quello d cui parlavo più sopra, e questa “ferita” ha portato nel mio fisico gravi conseguenze
Dal punto d vista sentimentale ho avuto storie con varie persone, storie che viste oggi mi fanno capire come io nn mi apprezzassi come persona, forse cercavo qualcosa che riempisse il vuoto che avevo dentro  Poi finalmente ho trovato un uomo serio con la quale mi sono sposata Abbiamo avuto 4 figli, la terza disabile e abbiamo realizzato una bella famiglia Ma io? Io nn stavo bene, nn ho mai “ritrovato” né la pace interiore che il rapporto libero con mia mamma: lei era lontana, lo è stata sempre fino a quando il buon Dio l’ha chiamata a sé
Oggi, dopo una caduta e conseguente frattura del femore, faccio i conti con la mia disabilità e vivo con speranza sapendo che Dio Padre nn mi abbandonerà mai, che si prenderà cura d me ogni giorno e, chissà che, nei tempi che solo Lui sa, mi guarirà.
Grazie per l’attenzione amici,
Carla

Ho perso una cara amica

Carissimi, scrivo due parole sull’evento doloroso che ha colpito me e tutte le amiche e amici di Fede e Luce e la comunità parrocchiale di Pantigliate. Aggredita dal covid 19, nel giro di una decina di giorni, è mancata Giovanna Banchiero, una persona molto conosciuta nel nostro paese e una grande amica della comunità Fede e Luce.

Dento di me è rimasto un grande vuoto perché la conoscevo da anni e ci volevamo bene. Giovanna era una persona generosa, non si risparmiava né per la nostra parrocchia né per Fede e Luce, della quale da circa un anno era la coordinatrice. Riusciva a pensare a tutto e anche a curare la piccola Desiré, la sua nipotina nata da pochi mesi.

Quando manca una persona amica, se ne va un pezzetto di te, rimane il rimpianto, il ricordo dei momenti vissuti insieme, rimangono le sue parole di incoraggiamento quando mi vedeva preoccupata per la mia situazione di salute e mi diceva “tu sei importante, come farei senza di te”

Giovanna è entrata a far parte della mia vita e non uscirà più perché è scolpita dentro, nel profondo. So che dopo una breve ma molto intensa sofferenza, lei è arrivata e adesso è nella luce e nella pace.

Ho perso un’amica ma ho un angelo che dal Cielo mi guarda e intercede per me.

Giovanna, grazie di essere  stata con me, con noi, finché il Signore lo ha permesso. Buona vita eterna!!!

 

 

Un assegno in bianco

UN ASSEGNO IN BIANCO
Credo che nessuno d noi, con leggerezza, firmerebbe un assegno in bianco perché è un rischio, comporta una grande fiducia e sarebbe necessario sapere che uso potrebbe venirne fatto
Ma allora per chi vale la pena d firmare un assegno dove la cifra nn è definita? Personalmente ho avuto un flash e mi sono detta che l’Unico , il Solo per il quale mi sento d rischiare è LUI, il mio Creatore Ma questo cosa vuol dire? Vuol dire che ogni giorno scelgo d rinnovare il mio affidamento a Lui, il
Mio Signore e questo è proprio come “firmare un assegno in bianco”
A volte, quando la fiducia vacilla, mi chiedo se sia la cosa giusta ma poi mi dico : chi se nn Lui, l’Onnipotente, merita che io mi fidi totalmente e che nonostante i pianti, gli scoraggiamenti, le fatiche, io continui a sperare, a credere e a nn coltivare dubbi Ecco per Chi, ogni giorno, mi sento d firmare “un assegno in bianco”.
Lui ha firmato per tutti là, sulla croce, e nn ha esitato a dare la Sua vita per salvare tutti e ciascuno dei Suoi figli

coronavirus

Ci è piovuta addosso questa minaccia di essere contagiati da questo virus potenzialmente mortale. Anche se la vita quotidiana continua, non posso negare un sorta di paura per me per la mia famiglia
Io più volte mi sono chiesta il senso di questa epidemia e ho trovato una risposta del tutto personale che ha a che fare coi miei valori e col mio credo. Il Signore attraverso questa prova universale forse vuole dirci che il padrone della vita è Lui, solo Lui e se noi uomini continuiamo ad ignorarlo vuole scuoterci, farci piegare le ginocchia ed implorarlo.

TEMPO DIFFICILE

Si, questo tempo che stiamo vivendo è difficile perché stravolge le nostre abitudini, ci impone delle regole, limita le nostre relazioni.
Ma, mi chiedo, cosa ci porta di buono? Io credo che la dolorosa situazione provocata dal coronavirus abbia evidenziato la grande solidarietà e generosità del personale sanitario, dei volontari di varie appartenenze, della Protezione Civile ed altro. Credo anche che noi uomini, nella maggior parte dei casi, siamo un po’ individualisti, guardiamo alle apparenze e siamo portati a giudicare. Spero che questa durissima prova ci indurrà a guardarci con più amorevolezza e tolleranza, inoltre penso che dover rispettare le regole ci abituerà a rispettarci di più l’un l’altro. Insomma ci cambierà in meglio e mi auguro che impareremo finalmente a capire che la vita non è solo nelle nostre mani ma che dipende anche dal nostro Creatore che, ferma restando la libertà che ha scelto di lasciarci, vuole riportare l’umanità a Sé, ci corregge e ci educa attraverso gli eventi. Lui, che è Amore, non vuole perderci ma riportarci sulla strada della Salvezza. Mi scuso con chi non crede ma mi auguro che alla fine di questa tragedia molti cominceranno o continueranno a pregare Dio Padre. A presto rivederci quando tutto sarà finito ❤️❤️❤️

PENSIERI

Come è bello e nel contempo duro vedere il mondo che cammina, corre, svolge le mansioni che la vita quotidiana richiede. È bello e penso “come vorrei fare come gli uomini, le donne e anche molti anziani che sono in grado di muoversi….” dico questo perché da circa due anni io ho difficoltà deambulatorie accompagnate da dolori piuttosto intensi Se tutto finisse qui, nella fatica e nella sofferenza, pur facendo tutte le terapie possibili, sconforto e scoraggiamento prenderebbero il sopravvento.
Però io credo in Dio e con tutto il cuore voglio affidare a Lui la mia vita, la mia famiglia, la mia salute……ecco che si apre una prospettiva nuova perché affidarsi a Dio significa anche aderire alla Sua volontà A volte il Signore chiede il nostro SI, la nostra piena fiducia in Lui e poi ci toglie la prova come è successo ad Abramo quando Dio gli ha chiesto di sacrificare Isacco, il suo figlio unico. Dio ha messo alla prova questo gigante della fede ma poi è intervenuto e ha salvato Isacco dalla morte.
Allora con piena fiducia nel Signore che mi ama immensamente, offro le mie sofferenze mentre credo fermamente nella Sua infinita misericordia: a Lui tutto è possibile!!!! Amen

SOLITUDINE???

Mi dico che non ha senso per una persona che vive la fede e per la quale il rapporto con Dio è fondamentale dire “mi sento sola”. Eppure quando certe sofferenze sono quasi insostenibili, certi dolori sono accompagnati da paura e smarrimento, sento che non posso comunicare fino in fondo ad altri il mio malessere e mi dico “sono sola”.
Ma non posso fermarmi lì e piangermi addosso, pregando fra le lacrime, trovo un senso a tutto quello che mi fa stare male perché il Dio dell’impossibile mi consola, mi infonde la speranza che avevo perso per strada e mi suggerisce possibili soluzioni che non vedevo. Io lo so che il Signore è sempre presente nella mia vita e che, se mi mette alla prova, è per farmi riflettere sulla mia fiducia in Lui, sulla speranza che non deve mai venire meno e sulla certezza che dopo questa vita, che è un soffio, ce n’è un’altra al pensiero della quale la mente si perde nel mistero, ma che è la vera vita che ci aspetta.
Allora mi posso sentire sola in mezzo a tanti, anche persone care, ma non c’è più solitudine quando prego il Dio che mi ama da sempre e che da sempre vuole solo il mio bene.
Carla

10 febbraio 2020

Ho trascorso un mese a Piancavallo

Da molti anni ho vissuto un disagio nel rapporto col cibo. Ho fatto numerosi percorsi senza risultati ma finalmente è arrivata un’opportunità che sentivo di poter affrontare nonostante comportasse un mese intero fuori casa. La motivazione ad uscire dallo stallo nel quale mi trovavo era forte e non era tanto quella di lavorare sul disturbo alimentare quanto piuttosto la consapevolezza che se non mi fossi decisa ad affrontare il problema, la mia situazione generale, muscolare, tendinea ed altro, era ad alto rischio.
Ho presentato la domanda a Piancavallo e quando mi hanno chiamata, pur con fatica, sono partita. La prima settimana sono stati vicini a me, in una pensione, mio marito e mia figlia Benedetta. Questo ha favorito il mio inserimento ma poi sono rimasto da sola.
Posso dire di essermi scoperta diversa, una persona socievole e desiderosa di condividere con le altre pazienti la mia storia. Ho anche recuperato l’abitudine che avevo completamente persa, di pranzare a mezzogiorno. Con le persone che vivevano come me il ricovero, ho legato al punto che abbiamo creato un gruppo whatsapp e tuttora siamo in contatto amicale e di sostegno reciproco. Mi sono stupita di me nel senso che non pensavo d stare così bene con gli altri. Certo mi mancava la mia Betta ma avevo più tempo per me, mi riposavo, ascoltavo le mie nuove amiche, giocavo a carte.
Insomma una bella esperienza. Adesso devo continuare ad alimentarmi meglio e devo accettare l’aumento inevitabile di peso e una fisicità un pò diversa ma so che con l’aiuto di tanti che mi offrono amicizia, ce la faro’. Fra i tanti ci siete anche voi!!!!!! Ci conto…..
Carla