L’ISOLA DESERTA

L’ISOLA DESERTA

Era una calda sera d’estate. Avevano cenato sulla terrazza che Marco aveva finalmente completato.

Quella sera, dopo cena, dopo aver lavato i piatti come al solito (lei cucinava, lui lavava i piatti), lei si era seduta sulle sue ginocchia e avevano cominciato a baciarsi. Una carezza tirava l’altra, era stata una buona giornata, erano stati al fiume a prendere il sole facendo il bagno nell’acqua fresca, non avevano avuto discussioni. E perché non cogliere l’occasione stasera? Ma certo, era un’ottima idea!

Il sole stava tramontando, lui le abbassò una spallina e le baciò l’incavo della clavicola. Lei fremette di piacere e di solletico e ricambiò con entusiasmo.

Le labbra di lui non erano mai state così invitanti. La sua struttura possente, la sua forza, quelle braccia capaci di sollevare porte blindate facevano battere il cuore di Anna all’impazzata. Da molte settimane non provava il minimo desiderio per Marco ma, grazie al potente effetto degli ormoni, in quegli ultimi due giorni il pensiero di congiungersi a lui risvegliava sensazioni molto piacevoli. Invece di farlo sul letto (banale), che per di più aveva la pediera e impediva movimenti spontanei, quella sera Anna aveva deciso che delle coperte stese per terra avrebbero ravvivato un po’ il loro menage e nutrito la sua voglia di trasgressione. Con precisione metodica aveva acceso le candele antizanzare, preparato il gel e sistemato i fazzolettini a portata di mano. Con pochi baci e la sua piena partecipazione, in pochi minuti fu pronta per accoglierlo. Lui stava piacevolmente scivolando su e giù quando lei non credette alle sue orecchie: “Un giorno vorrei prenderti da dietro”. Il tempo si fermò. Anna sentì un moto di repulsione improvvisa, ebbe l’urgenza di espellere quella parte di corpo di lui che di colpo sentì estranea, invasiva. Il suo corpo si irrigidì.

Era la seconda volta che lui si esprimeva così. Proprio con quelle precise parole, nel modo rozzo e volgare di un animale. Si sentì come su un’isola deserta, profondamente isolata.

La prima volta, mesi prima, Anna gli aveva detto esattamente le stesse cose. Lui aveva sorriso allo stesso modo. Lei si era convinta che forse aveva capito male, che era solo goffaggine. Evidentemente lui non aveva imparato niente.

Riuscì a dirgli: “Ma come parli? E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, sei tu che vieni accolto. Ma qui nessuno prende nessuno.”

Mentre lei parlava, lui intanto sorrideva, sorrise per tutto il tempo. Il suo sorriso diceva:  sì, va bene, poteva dire quello che voleva, lei aveva capito bene quello che lui voleva fare, che non facesse tanto la difficile.

Anna si staccò da lui, sfilò il suo membro ormai molle. Si buttò addosso l’accappatoio e andò a fare la doccia mentre lui rimaneva spiaggiato sulle coperte, immobile.

Quando Anna ritornò dalla doccia, lui si era addormentato. Raccolse i vestiti sparsi per terra, la borsa, i sandali. Il cancello cigolò quando lo aprì per uscire sulla strada. Salì in macchina mentre lui si affacciava alla balaustra. Si guardarono in silenzio mentre Anna avviava il motore.

 

Fiordipesco

Chi scrive fa acrobazie con le parole e con i pensieri.

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