La casa dei nonni

La casa dei nonni

La tua amica ha suonato il campanello, uno squillo misurato. La accogli avvolta nello scialle chiaro all’uncinetto fatto da tua nonna. Il freddo è pungente, nell’aria odore di legna bruciata, in lontananza un nitrire di cavalli. Ciabattate insieme su per le scale di marmo rosa che profumano di sapone di marsiglia. Spingi la porta a vetri al primo piano ed entrate nell’ingresso che si apre sul salone: il pavimento è di marmo rosso, come si usava nelle case di campagna negli anni ‘70 del secolo scorso. Nel caminetto fiammeggiano delle candele bianche. La tua amica scorge in un lampo tutti questi dettagli insieme alla massiccia trave di rovere che sovrasta il caminetto. “Stiamo qui?” chiede mentre le fai cenno di accomodarsi nella cucina moderna nuova di zecca. “Ho visto che di là hai un bel caminetto acceso” ammicca lei con un luccichio negli occhi.
”Ma sì, stiamo pure di là” le concedi, mentre le mostri il soggiorno dove un accogliente divano a elle giallo invita a lunghe chiacchierate davanti alla grande porta finestra. Racconti alla tua amica che, anche se la stanza è luminosa, non ci stai molto volentieri perché la vista sulla piazza ti intristisce: quando eri bambina e in questa casa ci vivevano i nonni, lì davanti erano tutte marcite, non c’era un solo palazzo. Ora invece la casa si trova nel centro del paese.
La tua amica, che è tecnologica, identifica la tua Dracaena fragrans, poi collega il computer e cominciate gli esercizi di scrittura creativa. Tu scrivi a mano, vecchio stile, su un quaderno usato della nonna. Hai prodotto un incipit che non ti convince, ma vai avanti. Dopo 15 minuti vi fermate e ognuna legge ciò che ha scritto. Tu leggi senza emozioni, la tua amica ascolta e fa qualche commento. Tocca a lei. Mentre legge il suo incipit la tua mente vaga. Le fiamme delle candele danzano nel caminetto ormai in disuso. Devi chiamare il tecnico. Altri 15 minuti, ognuna di voi si tuffa nel proprio mondo interiore. Tu non senti più il tuo corpo, sei tutta dentro la scrittura. Il suono del citofono vi fa sussultare. Una voce concitata ti chiede se hai una coperta, c’è stato un incidente in piazza. Riconosci la tua amica Melania, la fai salire senza esitare. Mentre tutte e tre vi precipitate giù dalle scale con la coperta, Melania spiega che una ciclista è stata urtata da un’auto. Un’adolescente. Hanno già chiamato l’ambulanza. Forte del tuo corso di primo soccorso da volontaria della Croce Bianca, controlli le funzioni vitali della ragazza e la metti in posizione di sicurezza. I soccorsi arrivano subito, immobilizzano la malcapitata in barella e la portano al vicino ospedale a sirene spiegate. Rientrate in casa. Tu prepari un te caldo per riprendervi dall’emozione. Tra un biscottino e l’altro racconti alla tua amica che una cosa simile successe a tua nonna quando era adolescente: fu investita da un calesse. Per fortuna dei passanti intervenirono subito e lei si riprese, le rimase solo una leggera zoppia sinistra.

 

Tornate in soggiorno, dove le candele bruciano con fiamma flebile, annegata nella cera. Rileggi il tuo paragrafo: la calligrafia è la tua, le parole no. Le candele sembrano non esaurirsi mai.
Riponi il quaderno, la tua amica chiude il computer, la mattinata di esercizi è finita. Squilla il telefono, è Melania: è arrivata la notizia che la ragazza investita sta bene, ha una caviglia fratturata, ma l’hanno già ingessata e si riprenderà. “E’ la caviglia sinistra, vero?”chiedi. “Sì, come fai a saperlo?”. Noti che le fiamme nel caminetto ora danzano allegramente. Accompagni la tua amica al cancello, nell’aria uno zoccolìo di  cavallo.

Fiordipesco

"One drop of hatred in your soul will spread and discolor everything like a drop of black ink in white milk." - Alice Munro “Woke up this morning with a terrific urge to lie in bed all day and read.” ― Raymond Carver

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