Archivia 18 Novembre 2020

Amo scrivere

Scrivo sempre molto. Ho sempre amato scrivere, come fossi nata per quello. Da tempo, la scrittura è diventata la mia dimensione, una vera casa da abitare. L’aspetto che più mi appassiona è “apprendere e apprendermi”: un’esperienza che mi dona soddisfazione.

I ricordi si autoalimentano mentre pulsano dentro di me, quasi come un secondo cuore. So che ogni ricordo può essere imperfetto e soggettivo, ma quando mi accingo a scrivere faccio una full immersion nella mia anima, che tutto ha registrato e tutto rende visibile all’occhio della mente.

Grazie alla nostra amica Valeria Giacomello, che ha messo a disposizione il sito per tutte noi partecipanti al Laboratorio di Scrittura, da un paio d’anni godo del  privilegio, della gioia e della fortuna di contribuire con parecchio materiale.

Per esprimere meglio i miei pensieri avrei dovuto studiare ed istruirmi maggiormente: sarei stata in grado di usare parole luminose, soprattutto  in questi momenti in cui la nostra umanità è come congelata. Non è stato possibile.

Questo nulla toglie al mio irresistibile desiderio di trovare e far circolare le parole giuste: quelle che ci fanno sentire vive e più vicine.

 

17/11/2020

I tempi cambiano

La parola sbagliata minaccia

colpisce

ferisce

perseguita

rovescia veleno

senza pietà

non trova pace

e ti priva di vita

 

La parola giusta senza esitare

strappa

il velo

dell’indifferenza

dell’egoismo

della malafede

dell’ipocrisia

e della diffidenza

 

La parola affettuosa regala

benessere

sorrisi e bontà

vive

appassiona

sorprende

e ti schizza via

dalla banalità

 

17.11.2020

A tutti coloro che ci hanno lasciato

C’è il suono di una campana che scocca le ore. Sono seduta al tavolo della mia cucina di fronte alle immagini mute di una televisione che non ha più il ruolo del divertimento ma il tam tam di notizie che non vorresti sentire.
Non si riesce ad avere ragione sul nulla se non la costante imperante paura di una ineluttabile sorte alla quale e’ difficile sottrarsi.
I pensieri si sostituiscono ai ricordi che come farfalle si vorrebbero trattenere per sentirsi sicuri di avere avuto momenti diversi di un mondo che, ahimè è cambiato. Non c’è più.

San Martino. Una frazione ai limiti del sud Milano. Una striscia di terra di confino ma viva e abitata da persone laboriose che formavano un nucleo a sé.
La latteria, il fornaio, il vinaio, il colorificio, la merceria, il tabaccaio, la drogheria, il negozio di tessuti, la tintoria, l’immancabile bar, ritrovo per chi, la sera, era solito fare una partita a carte con gli amici.
I bambini che tornavano dalla scuola erano il segno del passare del tempo di una giornata divisa fra l’impegno scolastico e quello del divertimento nei prati dietro i primi palazzi più alti delle vecchie case ormai corrose dal tempo.
I commercianti conoscevano tutti e tutti conoscevano tutti.
Allegria, ma anche difficoltà di chi aveva meno ma conosceva la solidarietà tradotta in aiuto da parte di chi poteva.
Non erano facili i giorni delle nebbie che duravano giorni, che sapevano di zolfo che arrivava dalle colate di acciaio della vicina ferriera.
L’inverno sembrava un castigo per chi viveva al di qua’ della barriera umida e scura.
Poi, una giornata ti annunciava la primavera con la fioritura nei piccoli cespugli erbosi di tanti piccoli non ti scordar di me.

E ritornava l’energia di vivere nuovi giorni.

A tutti coloro che ci hanno lasciato non solo i ricordi ma l’esempio del semplice vivere.