Non voleva crescere. Non perché temesse le rughe o la fine dei giochi, ma perché aveva intuito, forse troppo presto, che diventare donna significava aprire la porta al talamo del focolare, alla celebrazione della femminilità domestica e addomesticata.
Essere donna e portare sulle spalle incurvate dal tempo il dolore muto delle madri, delle mogli e delle figlie educate al silenzio e alla rinuncia.
Sua madre la voleva “per bene”, docile e tenera come una colomba ammaestrata. Le comprava bambole con occhi di vetro e vestiti di pizzo, come piccoli addestramenti alla cura, alla dolcezza, all’attesa della maternità. Ma lei non voleva. Quelle bambole le parevano prigioni travestite da sorrisi.
Un giorno, cercando libertà tra le ombre del salotto, la madre la scoprì a giocare con i soldatini del fratello. «Non è roba da femmine!», gridò orripilata, e le stampò uno schiaffo sulla guancia, il primo che le avesse mai dato.
Il padre, dal canto suo, la voleva chiusa in casa, “perché là fuori ci sono uomini che guardano e toccano”. Come se la colpa, già in anticipo, fosse anche sua. Come se la femminilità fosse un corpo da proteggere, un pericolo da nascondere.
Così la bambina imparò presto che anche questo è dolore: essere costrette a un ruolo, a una forma, a un destino che non si è scelto. È violenza anche quella che non lascia lividi, ma ti toglie il respiro dei sogni.
Anno dopo anno, però, volente o nolente, il suo corpo iniziò a cambiare. Lei cercò di fermarlo, come si trattiene un fiore dal fiorire, ma la vita ha la sua ostinazione. Ciò che avrebbe dovuto segnare il passo alla gioia e alla consapevolezza della crescita si insinuava nella sua anima come un fumo malefico che non lascia scampo e avvelena.
Fu nel rancore, nelle notti insonni, nel bruciore dell’ingiustizia, che cominciò a capire che non doveva rifiutare di crescere ma rifiutare di arrendersi. Che poteva diventare donna senza diventare quello che gli altri avevano deciso per lei.
Capì che la libertà non è rifiutare il tempo, ma attraversarlo a modo proprio, senza più chiedere permesso, senza più paura.
E così, giorno dopo giorno, iniziò la sua battaglia verso l’emancipazione e cominciò a crescere davvero.
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