La signora dagli stivali di gomma

La signora dagli stivali di gomma

Ogni mattina, andando al lavoro, attraverso una strada che conosco più per i suoi personaggi che per i suoi negozi. Corso Garibaldi è in centro e frequentata da cani e padroni di cani. Pavia è una città di cani, conduttori di cani, toelettatori di cani, odori di cani: ci sono barboncini, rottweiler, labrador, schnauzer, maltesi, weimaraner.

Ieri è stata smarrita Titti, una cagnolina bianca.

Mentre la sua famiglia tappezzava il quartiere di volantini, mi chiedevo se qualcuno, tra i tanti volti noti che incrocio ogni giorno, sapesse qualcosa, custodisse un’informazione preziosa dietro un’espressione distratta.

La sua famiglia – mamma, papà e figlia – aveva mobilitato il quartiere con avvisi e appelli disperati. Io l’avevo scorta quella stessa mattina, al guinzaglio del suo papà.

Tramite lo smarrimento di Titti sono entrata in contatto con altri proprietari di cani, tutti in qualche modo toccati dalla scomparsa della cagnolina e speranzosi che venga ritrovata.

In un afoso pomeriggio di luglio, mentre tornavo a casa dopo una giornata particolarmente frustrante in ufficio, ho fatto la conoscenza di Sara, una barboncina fulva senza tante arie come spesso i barboncini, ma avida di coccole. Ho scambiato due parole con la sua mamma umana, che mi ha confidato di non fare grandi giri con la sua cagnolina. Anche lei sapeva di Titti.

Mi piace quando gli animali di famiglia hanno nomi di persone, perché sono membri delle nostre famiglie a tutti gli effetti; anche le mie micie hanno nomi di persona. Così, quando qualcuno mi chiede “Come sta Marina?” “Susie e Michelle sono tornate dalle ferie?” io posso ridacchiare internamente e dire “Sì, si stanno divertendo in vacanza”, “Torneranno presto” oppure “Sono un po’ affaticate dal caldo”. Chi si trovasse ad ascoltare questa conversazione per caso potrebbe pensare che siano le mie figlie.

Avevo adocchiato la signora con gli stivali di gomma già all’inizio della primavera. E’ una donna non più giovane, col volto segnato dalle esperienze della vita. Spesso indossa indumenti fioriti di stile francese. Anche le sue collanine attirano il mio sguardo per la loro originalità. Colpisce per la sua magrezza. Allora non avevo ancora dato troppo peso al fatto che indossasse stivali di gomma.

A volte la incrocio alla mattina, o più spesso nel tardo pomeriggio, quando torna col carrellino per fare la spesa.

Un giorno, nel pieno dell’estate, me la sono trovata di fronte sul marciapiede coi soliti stivaloni di gomma e le ho chiesto:

– “Posso farLe una domanda?”

– “Certo” mi ha risposto con un ampio sorriso.

– “Come mai indossa sempre gli stivali di gomma?”

–  “Dovrebbe vedere il nio passo carraio com’è conciato!” mi ha risposto.

Colpita, le ho suggerito che magari anche delle scarpe da ginnastica potrebbero andare bene. Mi ha guardato un po’ dubbiosa, ma disposta a considerare l’idea. Sembrava molto contenta di fare due chiacchiere. Chissà come si chiama. Chissà se sa della cagnolina Titti.

Un altro habitué di Corso Garibaldi che si avventura per il corso solo la mattina, protetto da uno squadrato cappello di paglia e accompagnato da bastone e borsa di tela, è un signore non più giovane, vestito in modo conservatore, con un’andatura cauta e fragile. Non immagino quale sia l’appuntamento mattutino che lo spinge quotidianamente fuori casa, magari una moglie impaziente, o la curiosa necessità di controllare lo stato di avanzamento di un cantiere, ma lo vedo regolarmente col suo cappello. Nella brutta stagione il bastone è sostituito dall’ombrello. Non ha l’aria di uno a cui importerebbe molto della cagnolina Titti.

Ecco varie signore della Pavia-bene, molto interessate all’aspetto degli altri passanti, che mi squadrano attentamente quando le incontro. A fine estate ce ne sono tante: in genere sono di mezza età, abbronzate, ben vestite in freschi abiti di cotone o lino, i colori bene abbinati, con gioielli raffinati. Generalmente si avventurano in coppia e parlano fitto fitto (oggi anche di Titti?).

Poi c’è il ragazzo dalla bicicletta pieghevole, sicuramente uno sportivo, che esce da un androne tutte le mattine e inforca la sua bicicletta per andare chissà dove, immagino all’Università o da una fidanzata ugualmente sportiva, magra e con la coda bionda svolazzante. A Titti riserverà al massimo un pensiero fugace.

Lungo il viale che costeggia il Ticino incrocio abitualmente una donna della mia età che ama i vestitini di lino bianchi, come me. Per un po’ era la Signora-dal-vestitino-bianco. Potenzialmente una Titti-fan.

Una donna cammina accanto al suo cane tracagnotto, una piccola nuvola pelosa che sembra che sorrida, ha una faccia simpatica con la lingua fuori e le zampette corte, fa fatica a camminare e ondeggia alla maniera dei bassotti. Di sicuro si sarebbe unito alla ricerca di Titti. Chi ha un cane sa cosa significa: ci si sente tutti parte della stessa famiglia.

Ci sono i titolari dei negozi, che ormai hanno sviluppato l’occhio per riconoscere i frequentatori abituali della strada come me; immagino che io per loro sia la Signora-dal-cestino-di-vimini, anch’io personaggio inconsapevole in questa commedia di strada.

Il cane tracagnotto mi è rimasto impresso più della sua padrona, che sembra un po’ triste e vagamente depressa, con lo sguardo rassegnato, altrove, come se volesse evadere dalla realtà quotidiana.

Osservo passando i vari avventori del bar San Michele coi suoi tavolinetti di legno e le piante appese. Questi usano fare colazione chiacchierando con pigrizia, trasudano prosperità e un filo di noia; tutti abbronzati al ritorno dalle vacanze estive, sfoggiano gioielli e orologi griffati, vestiti finto-casual di qualità. A Titti non riserverebbero che un pensiero distratto.

Quando ne ho l’occasione, faccio commenti estemporanei lungo la strada con chi mi ispira; mi piace il pensiero di contribuire a recuperare un po’ di umanità in queste città in cui ci si guarda, ci si osserva tutti i giorni ma non si osa rivolgersi la parola.

Da Rivareno, una delle mie due gelaterie preferite, lavora una ragazza corpulenta che mi accontenta quando chiedo la cremina gianduia (“tanta per favore”) insieme al gelato gusto Alice. Mi accontenta così abbondantemente che a volte provo  disgusto.

Un altro personaggio fisso è il venditore ambulante di colore, che staziona all’angolo della farmacia, da dove controlla furbamente quattro direzioni di passaggio. Lui potrebbe aver visto Titti. Da quale Paese arriva, qual è la sua storia, ha una famiglia che lo aspetta, che attende le sue rimesse ed è in pensiero per lui, lontano? Cos’ha passato per approdare in Italia, quali le scelte, le rinunce, le paure? Mi piacerebbe intervistarlo.
“Ti offro un gelato, mi racconti la storia della tua vita?”. Ci ho pensato spesso,  poi, un po’ per pudore, un po’ per stanchezza, non ho osato.
Quando gli passo davanti, mi saluta – ci diamo del Lei – a volte lui mi dà del tu. Cerca di attaccar bottone, senza troppa convinzione, sempre con la stessa frase:

“Diga!”

ma io tiro dritto. Quello che mi interesserebbe davvero invece è ascoltare il suo racconto. Temo che potrebbe fraintendere il mio interesse sociologico, scambiandolo per un interesse romantico.

Temo anche l’imbarazzo di dover rispondere a domande dirette: “Sei sposata?”, “Dove abiti?”, “Quanti anni hai?” come è usuale in molte culture africane.

Ogni giorno percorro questa strada pensando che siamo tutti frammenti di una storia più grande. Non ci conosciamo davvero, ma i nostri sguardi e le nostre abitudini tessono fili invisibili.

Qualche volta ripenso alla vecchina con gli stivali di gomma quando sono a casa: infilo i miei stivali di gomma prima di lavorare in giardino, io sono giovane e forte, chissà lei come si sente? Deve rinunciare a fare delle cose per mancanza di forze? Ha qualcuno che l’aiuta?

Stamattina ho rivisto Titti, la cagnolina smarrita. Trotterellava allegra accanto alla sua famiglia come se non se ne fosse mai andata. Anche la signora dagli stivali di gomma l’ha notata e mi ha rivolto un sorriso complice. Mi sono fermata alla gelateria, ho ordinato il mio Alice con cremina gianduia, ho estratto dalla borsa un biglietto e una penna. Ho cominciato a scrivere, seduta a un tavolino: ‘Cara signora dagli stivali di gomma…’. Forse domani glielo darò.

 

26 luglio 2022

 

 

Fiordipesco

Chi scrive fa acrobazie con le parole e con i pensieri.

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