Luce nelle tenebre

Luce nelle tenebre

Il biglietto arrivò in giorni diversi, ma con la stessa grafia, lo stesso tipo di carta un po’ ruvida. Nessuna firma.
“Quando la voce tace e la pietra ricorda,
seguite il passo che non lascia orme.
Là dove il cielo è stato chiuso,
aprite ciò che non è mai stato serrato.”
Sotto un piccolo segno, quasi una croce disegnata distrattamente, con un invito finale: “L’appuntamento è per venerdì 13. Vi aspetto.”
Non poteva che essere stato mandato da Luigi, uno degli antichi compagni di classe che ai tempi  della scuola, aveva fondato una società segreta.
Da quando aveva preso i voti, Don Luigi non perdeva occasione per invitare i suoi vecchi amici presso luoghi sacri, pii e misericordiosi o misteriosi e impartire loro sermoni, Questa volta si trattava della chiesa sconsacrata di Rovello.
La strada era fuori paese lungo una strada che nessuno percorreva più. Era chiusa da anni, ma il portone quel giorno era socchiuso. La luce passava a fatica dalle finestre rotte, l’aria aveva il sapore della polvere e dei ricordi.
Il soffitto alto e screpolato, conservava frammenti di affreschi, mani senza volto, ali spezzate, sguardi che non guardavano più nessuno. Candele erano appoggiate a terra, in fila, come ad indicare un percorso, non erano accese.
Alla chiamata parteciparono tutti, all’inizio scettici, poi quando udirono la voce suadente del Don, sempre più ferventi, sino ad inginocchiarsi e con le lacrime agli occhi accogliere la benedizione che giungeva attraverso l’imposizione delle sue mani enormi e grassoccie.                                      Lisa, nella sua tutina nera, che la rendeva invisibile, appostata dietro una colonna, seguiva divertita il rituale mentre ascoltava i canti dei monaci riecheggiare dai secoli, con gesti sdegnosi scacciava mani che volevano sfiorarla, si lasciava carezzare dalle piume volate dalle ali dei cherubini e con due occhi di un verde indefinibile fulminava gli sguardi che dagli affreschi volevano penetrarla. Quella sera riuscì anche ad accendere le candele sistemate sul pavimento.
Fu uno spettacolo vedere Don Luigi prostrato che con voce spezzata dalla commozione annunziava l’avvenuto miracolo: “Ecco: il Lume Divino”.
L’indomani i compagni redenti ebbero a dire che quella selvaggia di Lisa non si era presentata, proprio lei; così bisognosa della provvidenza celeste.

 

 

 

 

.

 

.

.

 

 

 

 

Antonella Rando

Lascia un commento