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Una brutta poesia di Natale

UNA BRUTTA POESIA DI NATALE
di Benedetta Murachelli – dal libro “Tra fuorvianti brezze”

Che bello

che viene Natale
che spolvera tutti i giorni dell’anno
che è nascita di tanti bambini Gesù
che cresceranno sereni,
di molti altri bambini
che moriranno di fame,
con i chiodi della croce di Cristo
piantati in alveoli creati per bianchi dentini,
che noi tutti vorremmo essere più buoni
ma che sorpasseremo frettolosi
il solito o la solita clochard
accovacciata davanti alla porta del
supermercato
con la supplica negli occhi e nel bicchiere la
speranza,
che saltelleremo intorno ai finti abeti
addobbati,
che sazi ci addormenteremo davanti alla TV
sul solito caldo e accogliente divano
trascinando vittoriosi nei sogni i babau delle crisi.-
Domani,
sì, dal 26  dicembre tutto cambierà,
tutto cambierà come mai,
come mai.

Prepotenti le dita

Vi è mai capitato di avvertire un brivido di rivalsa fino all’estrema punta delle dita, l’impulso di ingaggiare con la tastiera un duello all’arma… d’inchiostro, di voler consumare la pelle dei polpastrelli su vocali e consonanti che, anarchiche e ribelli, si riuniscono in parole a cui cercaste di non arrivare mai? Oggi mi opprime questa prepotenza e la mente infila strade sconosciute, seducenti e infide, penetra in budelli semoventi attorcigliati come serpenti su ricordi creduti riposti e rimossi.
Sto male, insidiosi appigli di terreni scivolosi trattengono guerriglie d’amore, regolarmente perse, inutili investimenti su tempi nati già morti condannati da virus inattaccabili.
Eppure anche questa di oggi è stata una giornata normale, notte alba luce il giusto grigiore di stagione, tutto a posto. 
La finestra docile specchia l’ombra ondeggiante degli aceri, il vetro chiuso trattiene il calduccio artificiale della stufa, un insetto si industria in capriole per non cadere nelle giravolte del vento. Sì, c’è anche il vento, una folata fa scricchiolare le tapparelle, turbina intorno a una carta abbandonata sul balcone poi risale le correnti di ghiaccio della notte. 
Provo a pensarmi e pensarti ma non se ne va questa fastidiosa appiccicosa mielata malinconia.

La Bayadère

La Bayadère – Benedetta Murachelli

E dopo il 10 arriva l’11
ed è un obbligo stamani Signore svolare lo spazio con
la tua serpeggiante S maiuscola, c’hai sbriciolato dentro
e sopra la testa scintille d’arte di musica di poesia di gesti,
di sfide alla tua smisurata onniscienza:
Generoso e (forse distratto) hai sciolto l’avarizia gocciolando
sfarzo e pietas sulla corteccia di cuori irriverenti.

Alba

Oh avere grandi teli
fatti di nuvole e stelle
tessuti di vento e fili di sole

stendermi fra cielo e terra

io stessa fatta preziosa seta
avvolgermi alle
misteriose intensità
dell’infinito