Tutti gli articoli di Graziella Labadini

La mucca della Valle Aurina

In una malga della Valle Aurina viveva una mucca pezzata il cui manto era coperto di bellissime chiazze. Le altre mucche si complimentavano per la sua bellezza, ma Fanny – era questo il suo nome – non riusciva a vedersi e ad ammirare i disegni del suo corpo perché non aveva mai visto uno specchio.

Il giorno del suo compleanno il signor Gino, padrone della malga, decise di regalargliene uno. Finalmente Fanny poté ammirarsi e ne fu entusiasta; ma ebbe l’impressione di essere un po’ grassa. Decise così di mangiare meno erba per dimagrire, ma ogni tanto si nutriva di more e lamponi per dare più colore alle labbra. Quando pascolava portava con sé lo specchio vicino al campanaccio e spesso si allontanava per comporre un cappellino con il fieno. Dopo qualche tempo era diventata più snella, ma il padrone della malga era preoccupato perché produceva poco latte. Le chiese:

«Che ti sta succedendo, mia cara Fanny? Da quando ti ho regalato lo specchio sembri un’altra mucca. Continui a rimirarti, hai le labbra rosse, ancheggi continuamente, ma dimagrisci ogni giorno di più. Non puoi continuare a vivere così! Non vorrei sentirmi costretto a toglierti lo specchio.»

«Lasciami pascolare ancora con il mio specchio!» lo pregò Fanny. «Prometto di mangiare più erba. Ti chiedo soltanto di comprarmi un mantello di plastica trasparente per proteggere il mio manto nei giorni di pioggia.»

Gino l’accontentò e Fanny riprese subito qualche chilo.

In un’altra malga viveva Ermenegildo, un toro che non si era mai innamorato di una mucca. Ma quando da lontano vide pascolare per la prima volta la mucca Fanny non seppe più dominarsi e ruppe la staccionata che segnava il confine del suo branco, per raggiungerla. Fanny vide in quel momento il toro Ermenegildo, e anche per lei fu un colpo di fulmine!

Il toro si avvicinò alla mucca. Le loro code si intrecciarono formando un nodo tale che nessun montanaro sarebbe stato in grado di sciogliere. Coda nella coda, decisero di fuggire mescolandosi in un altro branco per non farsi riconoscere. Ermenegildo sarebbe passato inosservato, ma non si poteva dire la stessa cosa per Fanny con lo specchio, il mantello trasparente e le labbra rosse; perciò raccolsero gli orpelli in un sacchetto del supermercato abbandonato in un sentiero da un turista irriguardoso dell’ambiente. Una volta introdotti nel nuovo branco Fanny tirò fuori ancora una volta tutti gli attrezzi dal sacchetto per abbellirsi, ma Ermenegildo cercò di farle cambiare idea.

«D’altra parte non posso tener nascosti gli ornamenti, perché fanno parte di me, e tu dovresti accettarmi per quella che sono,» disse Fanny, ma Ermenegildo replicò:

«Un giorno tornerai a mostrarti agghindata così come ti ho conosciuta, ma i nostri padroni, che ora si saranno già accorti della nostra scomparsa, ci staranno già cercando, ti scoprirebbero subito con quest’aria civettuola e le altre mucche si accorgerebbero della nostra intrusione».

Infatti i padroni delle due malghe si erano accorti della scomparsa dei loro animali. Ognuno cercava il proprio capo per le montagne, finché non si inzuccarono.

«To’, che ci fai da queste parti?» chiese il padrone di Ermenegildo.

«Sto cercando una mucca che è scomparsa dal mio branco,» rispose Gino. «E tu?»

«Io cerco il mio toro che ho visto fuggire con una mucca con uno specchio e un mantello trasparente. Ormai erano lontani e andavano in direzione di Luttago.»

«Una mucca con lo specchio e il mantello trasparente? Ma è la mia mucca Fanny! Allora sono fuggiti insieme!»

Fu così che i due padroni si misero alla ricerca di Ermenegildo e Fanny.

Nel frattempo toro Ermenegildo e la mucca Fanny, dopo tanto pascolare, si ritrovarono nella deliziosa cittadina di Campo Tures e ne rimasero subito affascinati.

Vicino al castello c’era una semplice casetta di legno con piante e fiori coloratissimi e tendine di pizzo che riproducevano lo stesso paesaggio che si estendeva sullo sfondo; ma più della casetta erano interessati all’adiacente stalla. Quando seppero che era in vendita si precipitarono all’agenzia immobiliare per stipulare il contratto di compravendita.

I risparmi dei due innamorati non erano molto cospicui, ma bastavano per accordarsi con la gentile impiegata. Lasciarono una caparra per bloccare la stalla e accettarono volentieri di lavorare per un’amica dell’impiegata che offriva loro un lavoro molto faticoso nei campi, ma ben retribuito. Fanny inoltre produceva tanto latte da sfamare tutti i bambini di Campo Tures e della Valle Aurina.

Il toro Ermenegildo e la mucca Fanny coronarono così il sogno della loro vita… e vissero insieme felici, stanchi ma contenti, circondati da tanti teneri vitellini che pascolavano vicino alla loro dimora.

Nordicando

Com’è bello nordicare in compagnia
Per scacciare la malinconia.
Col profumo della natura
Nulla ci farà paura.
Ma che bello
Udire il canto del fringuello
che non sempre noi ascoltiamo
perché spesso chiacchieriamo.
C’è un sentiero un po’ fangoso
che risulta  scivoloso
E con un passo fiducioso
Seguiamo il Paolo strepitoso
che per noi sceglie i sentieri
che ci fan sentir leggeri.
Mentre veloci bacchettiamo
molti chilometri maciniamo.
Non si scherza con la salute,
con il Nordic non si discute!
Buon anno ai nordicanti
veterani e principianti.
Con i nostri cari saluti
Siete tutti benvenuti.

Rose

 Rose

Rose

di cui non sento la fragranza,

mi circondano come cornice.

Procedo incerta.

Luci abbaglianti di giorno

mi accecano

come fosse notte.

Dal cortile voci infantili mi trafiggono

con le loro lame.

Quando la mia anima e il mio corpo

danzeranno in armonia?

 

Alla mamma

In un angolo della cucina, mamma,

Ti rivedo, mentre lavi le stoviglie di una vita

E contenute lacrime scendono sulle tue dita.

Perché la tua anima dolce è

Così ferita?

Sono io la ragione dei tuoi affanni?

O ti inquieta l’avanzar degli anni?

Sempre ho gridato che son felice,

Felice d’esser nata…

Io sono così come sono

E per questa sofferenza, mi spiace,

Son qui a chiederti perdono.

Ora nel mio nido, con una creatura in grembo,

Sento più che mai lo scandir del tempo.

A me tanto caro è il ricordo del tuo amore

E dei tuoi cibi, misti e antichi,

tanto saporiti,

Che ancora inebriano i miei sensi.

Solitudine

Non c’è più una coltre che mi riscaldi,
Non c’è più la tempra che io ricordi.
L’assenza di parole costruisce il muro dell’imperturbabilità… e il mio cuore piange e piange.

 

Se potessi

Se potessi gridare il mio  pensiero, valicherei montagne
e l’eco risuonerebbe il ritornello incalzante.
Se potessi chiudere il rubinetto dei pensieri, mi coricherei su  un campo di grano ammirando, a braccia aperte, le nuvole che si rincorrono.
Se potessi cantare la mia canzone con voce soave
la dedicherei a te,  se anche non senti le mie parole.
Se potessi costruire una casa, la innalzerei con pareti  di carta colorata,  così da percepire tutti i suoni gioiosi  che allieterebbero i miei giorni.
Se potessi scegliere un sentiero non lo sceglierei, ma camminerei senza meta cercando, in ciascun pellegrino che incontro, quelle fragilità e quelle sensibilità che riempiono il cuore e l’animo, sino a farlo traboccare di letizia.
Se potessi, forse non  cambierei nulla…. continuerei a sognare.

Graziella L.