Il mondo intero proprio – Massimo Troisi si racconta

A San Giorgio a Cremano si nasce con un cuore grande. Il mio lo è stato, perfino troppo.
Pensate, da grande mi sono pure preso la fama di fesso. Che neanche sono stato capace di reagire per colpa della mia pigrizia.
In realtà sono una persona tranquilla ca tene nu sacc ‘e pazienza. Me basta trovà ‘na panchina mentre aspetto il tram, che mi ci siedo e resto lì, tranquillo, finchè non arriva la corsa successiva.
Io devo tutto al mio paese, a San Giorgio a Cremano, nu paese ca se trova a quattro chilometri da Napoli. Laggiù ho imparato cos’era la disoccupazione, ma pure a rassegnarmi. Ho imparato a parlare, a fare “ ‘o teatro” e non mi pare di essere cambiato molto da allora. Anche se abito a Roma continuo a vivere con i miei amici, con i miei familiari. Quando si parla di problemi, parliamo dei “loro” problemi, perché sono i veri problemi.
Per esempio, quando mi servivano tanti milioni per farmi l’operazione al cuore, i miei amici li hanno trovati in due settimane. Per me non è un fatto soltanto di riconoscenza. E’ qualcosa di valido che loro hanno, anzi che noi “abbiamo”, perché sono dei loro.

Credo di essere un napoletano che vive la contraddizione di non essere mai niente e quindi tutto: né pigro, né efficiente, né furbo né fesso. Io credo di essere un napoletano pigro che fugge le cose, che però ha girato cinque film… Non ostento la mia napoletanità, mi appartiene e basta.

Non potete sapere quanto sono stato contento dello striscione che hanno esposto i tifosi del Napoli per festeggiare il primo scudetto “Scusate il ritardo”. Il film l’ho fatto per quello e ora mi auguro che molto presto possano fare un altro striscione con su scritto “Ricomincio da tre”
Ho scritto la canzone “O ssaje comme fa ‘o core” ed è stato per me un momento bellissimo.
Ho tentato ‘nu sacc ‘e vote d’entrà int a nu disco di Pino Daniele e finalmente con questa canzone ci sono riuscito.
Lo invitavo a cena tutte le sere, gli facevo trovà ‘stu foglietto, ‘sta poesia, dappertutto, persino sotto ‘o piatto.
Né ma stu fetiente non la leggeva e se la stipava, per farsi invitare ‘nata vota.
Quella poesia nascondeva un legame forte tra me e Pino. Tutt’e due avevamo problemi con il cuore.
E tutti e due abbiamo usato il nostro tempo per regalare qualcosa a chi ci ha conosciuto, a chi ha visto i miei film o chi ha suonato e ascoltato la grande musica di Pino.
Poi sono riuscito perfino a fargli fare la colonna sonora del film “Pensavo fosse amore ed era un calesse”. Non immaginate quanta felicità ho provato. Avimm ‘nu grande successo.
Si parlava di amore, di rapporti che si interrompono perché così deve succedere, devono interrompersi se l’amore finisce o se non sai se quell’amore sia mai veramente iniziato.
“Tu dimmi quando, quando, Dove sono i tuoi occhi e la tua bocca, Forse in Africa che importa, Tu dimmi quando quando”
Tante cose successero ancora. Film, incontri, grandi amicizie e donne che si aggiungevano attorno a me. Tante sono le grandi persone c’agg conosciuto nella mia vita.
Lello Arena, Enzo Decaro, Roberto Benigni, Marcello Mastroianni, Ettore Scola, Maurizio Nichetti, Renzo Arbore, Philippe Noiret, Giuliana De Sio, Francesca Neri, Pino Daniele, James Senese e Anna Pavignano una grande donna che ha sempre saputo completarmi nelle sceneggiature di ogni mio film.
Durante l’ultimo film nu motto me rimase impresso: “La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve”. Ci pensavo sempre a questo pensiero che Antonio Skármeta fece dire a Mario il Postino a Pablo Neruda.
Non stavo bene quando iniziammo il film, avevo pure rimandato il trapianto che a Houston mi avevano diagnosticato come indispensabile.
Ma poi ho pensato “Sono stanco di essere uomo”, così come lo aveva insegnato Pablo Neruda a Mario il Postino. Però l’isola, i suoi rumori, le sue anime portate dal vento e battute sulle scogliere o lanciate sui cespugli, mi hanno tenuto vivo. E il film il Postino l’ho voluto fare con il mio cuore.
Ho amato particolarmente questa pellicola, al punto da considerarla parte della mia stessa vita.
Per questa ragione e per l’accoglienza ed il calore che i procidani mi riservarono durante le riprese sull’isola, che volevo offrire loro il film in anteprima nazionale. Proprio in un locale di Procida.
Purtroppo, non ho potuto esserci, me ne sono andato mentre dormivo poche ore dopo la fine delle riprese, il 4 giugno 1994

27/02/2017

Prima di spegnere la luce
Ho ripassato tutti i momenti belli,
quelli della mia vita.
Ho girato la manovella
E la pellicola ha iniziato a girare vorticosamente
A proiettare immagini.
Luci, ombre, suoni e vita,
passeggiate, allegria,
lavoro duro e fatica.

Follia in assurda quantità.

Non li sento,
ma ad ogni immagine,
per ogni scena vissuta,
odori, profumi o sapori
si sintonizzavano all’istante
nella mia mente.

La luce,
in caldi fendenti la sento sulla pelle,
e mi ritrovo al mare,
in India a fare pazzie nell’acqua.

Unz unz punz punz unz punz.
Pooompa i bassi,
Unz unz punz punz unz punz.
Sudore, molto sudore,
“I need your body, every day,
I need your body”
Unz unz punz punz unz punz.
E la vita che mi scorre frenetica nelle vene

E poi la moto,
un destriero ribelle
che segue ogni piega del mio destino.

Due destini si sono incrociati lungo quella maledetta curva.

Spegniti luce, non ti sopporto oltre.
Tredici giugno duemilaquattordici, ho spento la luce.
Ventisette febbraio duemiladiciassette, ho staccato anche la spina.

In memoria e ricordo del coraggio di dj Fabo