Archivia 28 Dicembre 2025

Siamo entrati nella zona gialla

Sebbene questa domenica mattina il primo saluto mi sia giunto da una nebbia fittissima, gelida ed oscura, la buona notizia di oggi (se così posso affermare) è che “siamo entrati nella zona gialla” e tutti sappiamo bene di cosa si tratta. La prima felice novità è stata quella di sentire il trillo insistente del mio cellulare.
Rispondo alla nipotina che mi contatta in video chiamata: “Ciao nonna, posso stare da te nel pomeriggio?” il suo sguardo indecifrabile pare timoroso.
Certo. Se vieni sono contentissima! Passo a prenderti o ti fai portare?”
Ci pensa papà” il suo sorriso sboccia riempiendo lo schermo.
Benissimo, ti aspetto. Un bacione grosso.”
Grazie nonna” un bel sospiro di sollievo “arrivo alle due, ciao, ciao.”
A lungo trattengo stampata nella retina dei miei occhi la sua bellissima immagine gioiosa.

A catturare immediatamente la mia attenzione, quando arriva alla porta di casa, è il suo originale cerchietto per i capelli a forma di grandi corna di renna, che mi invia brevi e frequenti lampi luminosi. Ci abbracciamo scoppiando a ridere di cuore.
Presto, entra! Mi sei mancata.” gli occhi mi si inumidiscono.
Ciao nonna, Brrrrr che freddo fa!”

Mi consegna diversi libri ed un paio di quaderni: ”Devo fare i compiti. Mi aiuti, vero?” Non si aspetta una risposta: sa che sono pronta a farlo.
Passa a sfilarsi la sciarpa, il comodo ed elegante piumino e, con il mio consenso, decide che può togliersi la mascherina. In questo interminabile doloroso anno, abbiamo imparato a mantenere una prudente distanza tra noi, anche all’interno dell’appartamento.
Mi sono chiesta spesso come possano resistere per tutta la giornata i bambini a scuola con l’obbligo di indossare questo dispositivo medico scomodo, inibente e soffocante. Si dimostrano creature tenaci, volenterose e sagge, ma il mio legittimo timore rimane quello che, loro malgrado, corrano il rischio di subire un precoce processo di “invecchiamento”.

Metto le tue ciabattine “puffose” nonna!” toglie le scarpe da tennis – anche stavolta senza slacciarle – e tutta contenta sfoggia le mie con compiacimento. Le calzano benissimo e adora il musetto del panda incorporato sul loro puntale.
Ci accomodiamo. Lei, osservandomi sottecchi, dopo un po’ dice: “In verità nonna devo rispondere soltanto a tre domande di geografia. Sono venuta da te perché ho un problema e mi serve anche il tuo aiuto.” Il mio cuore di nonna fibrilla all’istante. Di recente mi aveva confidato di soffrire un filino le ghiandole del seno che, pare, stiano iniziando a svilupparsi. Scelgo di non porre domande.
Tu sai che sono io la più brava della classe” esordisce con orgoglio.
Ahi ahi ahi, così non va bene bimba mia. So che nella tua classe ci sono altri due bravissimi quanto te.”
Nonnaaa! Non devi più chiamarmi bimba o bambina. Adesso che siamo grandi le maestre ci chiamano “ragazze!”
Buono a sapersi ragazzina ribatto, ridendo.
Afferra uno dei due quaderni che si è portata appresso e, prima di aprirlo, tenendolo sospeso in aria, domanda se voglio ascoltare la storia che lei ha scritto. Oppure no. Per un istante mi sorge il sospetto intenda far volare quel quaderno dalla mia parte. E’ consapevole di stimolare la mia curiosità. “Si tratta della famosa storia della tua vita che stavi scrivendo e non volevi che leggessi?”
No. Nonna ho inventato una storia di Natale lunghissima, quasi duemila parole. Però non voglio che la leggi tu, altrimenti mi correggi tutti gli errori.”
Se preferisci la leggo senza correggere. Prometto.”
No, la leggo tutta io. Tu per favore me la scrivi senza sbagli al computer e me la salvi dentro alla mia chiavetta che ho portato e lasciato nella tasca del piumino?”

Aiuto! Non ricordo più come si fa” protesto. Lei sorride e mi tranquillizza.
Non preoccuparti nonna. Lo faccio io e tu scrivi tutto” Ha bisogno di me, per questo si dimostra particolarmente dolcissima e accondiscendente.
D’accordo. Accendo il PC e conto su di te. Scriverò se tu mi detti.” Lo dico avendo la “certezza certa” che si annoierà nel breve giro di lancette dell’orologio: 1 minuto. Esagerando 2.

Sono pronta. Parti con il titolo” mi accingo volentieri a digitare.
Farò un libro breve, penso che mi manca soltanto la fine. Il titolo è “La mia avventura di Natale” e Capitolo Uno “Il primo incontro”. Per favore scrivi i titoli maiuscoli in corpo 24 e con il colore del carattere rosso. Sei capace?” Simpatica la ragazzina/nipotina! Si prende gioco di questa nonna, da lei battezzata “giurassica”.
Sulla breve distanza di due minuti esatti, eccola pronta rivestire la parte della creatura stanchissima, desiderosa di rilassarsi. Meglio sarebbe se lei potesse andare di là ed accendersi la TV e “nonna tu che sei bravissima, puoi farcela da sola vero? Intanto io guardo un cartone animato. Anche due, ok?”.
D’accordo. Vai e divertiti” le soffio un bacio dalla mano.
Grazie. Devo proprio riposarmi, nonna.”

Hai avuto senza chiedere

Hai avuto:
il meglio
di un’anima troppo esposta,
dell’amore
una calda nuova risposta,
la mia pelle
per rifarti le tue piume,
poesie,
parole belle a delta di fiume,
le mie mani,
il mio ieri e il mio domani,
del mio cuore
un magico incanto
No!
Stasera non avrai
l’imbarazzo del mio pianto

Se potessi

Se alzandomi domani
potessi aver dimenticato
non vivrei ogni giorno passato

Se cantando da subito
potessi sentirmi rinata
donerei ogni musica ascoltata

Se scrivendo meno (non così tanto)
potessi vivermi meglio
eviterei questo amaro pianto

L’istante in cui lui le sorrise

Il parco era attraversato da una calma ordinaria, fatta di rumori distanti e di passi che non avevano fretta. Eleonora camminava lungo il vialetto centrale, osservando senza cercare davvero nulla. Le piaceva quel momento della giornata, quando le cose sembravano stare al loro posto.
Lo vide poco più avanti, vicino a una panchina. Aveva in mano un sacchetto di carta e lo apriva con attenzione, lasciando cadere piccoli pezzi di pane sul palmo. I piccioni si avvicinavano con cautela, poi con fiducia. Lui aspettava, senza scacciarli, senza gesti bruschi. Quella pazienza la colpì più di quanto avrebbe immaginato. Non era un gesto raro, ma in lui sembrava privo di esibizione, come se non fosse rivolto a nessuno in particolare.
Era stata una giornata intensa di lavoro, piena di tensioni, e quella calma esibita ebbe su di lei l’effetto tranquillizzante di un mantra. Si fermò a qualche passo di distanza. Rimase lì, semplicemente a guardare. Le ali che si aprivano e si richiudevano, il rumore secco dei becchi, la mano che restava ferma. Era una scena piccola, e proprio per questo le parve significativa.
Quando lui alzò lo sguardo, fu come se il resto si fosse messo in pausa. La vide e sorrise. Non un sorriso studiato, né ampio. Era leggermente inclinato, trattenuto, ma pieno. Un sorriso che non chiedeva nulla, che sembrava nascere da un pensiero buono.
Si sentì percorsa da un brivido. Non era abituata a incrociare gli occhi degli altri lasciandosene penetrare, nel suo lavoro aveva affinato molte tecniche che le permettevano di avere sempre il controllo della situazione senza concedere nulla di sé che non fosse frutto di una sua studiata volontà.
Per qualche ragione, quel sorriso mite e non giudicante, forse proprio per quello capace di penetrare la sua corazza, l’aveva spiazzata, facendola sentire nuda.
Una sensazione che non riusciva a incasellare e la metteva a disagio ma, nello stesso tempo, la affascinava e la tentava.
Rimase immobile più a lungo di quanto fosse necessario. Sentì che quel sorriso le stava parlando senza parole, e che lei lo stava riconoscendo. Non come qualcosa di nuovo, ma come qualcosa che aveva già visto una volta, molto tempo prima, e che ora tornava con un altro volto.
Dopo un tempo che le sembrò sospeso, lui tornò ad abbassare lo sguardo verso i piccioni, continuando a nutrirli. Lei riprese a camminare lentamente, senza voltarsi subito. Il parco era lo stesso, i rumori identici. Eppure, dentro di lei, qualcosa si era disposto in modo diverso.

Il presepe si arricchisce

Nonna, hai già comprato la nuova statuina per il presepe?” Senza concedermi l’attimo di un abbraccio, mia nipote è già dentro casa. Subito allunga il collo dirigendo lo sguardo sul ripiano della consolle all’ingresso. Sì amore. L’ho scelta insieme al nonno alla Leroy Merlin.”

Potevi dirmelo prima, che te la sceglievo io.” Suona come un rimprovero. La osservo con stupore. Vero è che sono invecchiata, un po’ smemorata, ma ricordo bene che lo scorso anno le avevo manifestato la sola intenzione di donarle – un giorno, quando sarei stata più anziana di così – l’intero presepe.
Tesoro, mi spiace saperlo ora che ci tenevi a sceglierla tu.” Fa spallucce e, con mosse felpate, avanza verso la cucina. Da quanti anni compri statuine?” intanto sbircia mensole, ripiani e vetrinette.
Quattro o cinque volte la tua età.” Sono tantissimi nonna!”
Non ha ancora individuato l’oggetto della sua curiosità; sbuffa fingendo disinteresse. Mi strappa una sommessa risatina.
Dove l’hai nascosta? Dai, fammela vedere!” alza il tono di voce. Te la mostrerò. Tu prova a indovinare di quale personaggio di tratta.”
Ostenta un’espressione annoiata. “Tanto io la indovino con una” bisbiglia sottovoce.

Concordo sul fatto che ho a che fare con una creatura davvero intelligente, che possiede grande prontezza di intuito, però esagera un pochino con la supponenza. Sorridendo penso mi assomigli.
Va bene nonna, ma tu devi dire “acqua-acqua o fuochino-fuochino”, ok?” D’accordo.”
Ci accomodiamo a tavola. Mi fa cenno di non disturbarla: socchiude gli occhi e tenendo la testa tra le mani, pensa fitto. Perfino quanto è concentrata è adorabile e simpatica.
E’ un falegname o un pastore con le pecore.” Acqua-acqua.”
Ma è maschio o femmina?” Maschio.”
Smette di concentrarsi, si alza in piedi corrucciata per ammonirmi: “Non vale non vale. Nonna, me lo dovevi dire prima. Adesso devo ricominciare a PENSAREEE.”
E’ un ragazzo che suona un flauto.” Acqua-acqua.”
Ma è troppo difficile! Hai già una statuina quasi uguale?” Sì, tesoro.”
E’ un contadino che spinge una carriola?” ottima memoria. Acqua-acqua.”
Un pastorello che saluta alzando il capello verso il cielo?” Acuta osservatrice mia nipote. Pensare che, per dirla con parole sue, allestisco sempre un presepe con “50mila statuine tutte appiccicate”, quindi difficilmente distinguibili.
Ancora acqua.”
Cosa sta facendo l’uomo?” Nella mano sinistra tiene un lembo della sua rete da pesca, sembra stia trascinandola e, sulla spalla destra, porta un cesto… Ho capito! Ho capito è un pescatore!! Ho indovinato subito” saltella di gioia. Bravissima, e quanti pesci ha pescato?”

Tutti, come nella canzone di Francesco Gabbani. Tutti in rete, tutti in rete…” mi canzona con un sorriso schietto, felice per avermi colta di sorpresa. La sua gioia di vivere e cantare mi commuove sempre. La avvolgo in un abbraccio e mi resta nel cuore un sapore soave di beatitudine: la felicità può veramente annidarsi in tutto ciò che facciamo.
Dalla mia allegra nipotina ecco arrivare la domanda che mi aspettavo: “Nonna, dimmi la vera verità. Il nuovo personaggio l’hai scelto tu o il nonno?” Naturalmente io, come ogni anno.”
Ondeggia il capo, ammicca maliziosa e ripete: “Lo sapevo. Lo sapevo. Lo sapevo.” Punta il pollice della mano destra sulla punta del suo bel nasino e agitando le dita mi omaggia, scherzosamente, di un divertito “marameo, a me non me la fai.”

Luminarie

Ma la luce è accesa, qualcuno si deciderà ad aprire questo cancello!
Sto perdendo tempo e prendendo freddo, dovrò correre per sistemarmi poi: rifinire  le unghie, il trucco…
Del resto ho speso la mattinata a cucinar crespelle, faranno la loro figura , il profumo dei porcini si sentiva persino in portineria.
Saremo da Paola per il cenone, si festeggerà in allegria.
Ecco Diego che apre e mi fa entrare: “Ti sei deciso finalmente sono congelata, tutto bene?”. Annuisce e sbatte la porta dietro le mie spalle, sussulto. Noto il tavolo della cucina ricoperto da ogni sorta di 0ggetti, senza staccare gli occhi dal tablet dice che suo padre sta lavorando, si tuffa sul divano.

Lady è felice di vedermi, scodinzola, fa la zampina, ci facciamo strada tra scarpe spaiate e puzza di piedi, raggiungiamo Luigi, nel suo studio in fondo al corridoio, è seduto davanti al PC, sta fissando il vuoto, le mani si tormentano a vicenda.
Mi avvicino in silenzio, la cagnolina invece fa di tutto per attirare l’attenzione.
“Sai Mara, trovarmi qui da solo con i ragazzi apre un barato, non puoi immaginare come  mi manca “, ” Si, è dura lasciare andare una donna come Anna, ma ti rifarai una vita Luigi, come sta provando a fare lei”.
Tolgo il cappotto lo appoggio sul divano e vado da Lisa. La trovo rannicchiata tra il lettino e la parete aragosta della cameretta, che sta giocando con il telefonino, osservo la curva sottile della sua schiena, la saluto, mi corre incontro, indossa un pigiamino bianco con i pupazzi di neve blu, la strapazzo di coccole mentre Lady si accuccia e aspetta carezze. ” Ciao piccolina, oggi è l’ultimo giorno dell’anno e noi faremo una bella festa per accogliere quello nuovo, sei d’accordo?”
Cigola il letto quando ci salta sopra, prende il cerchietto rosso dal comodino, lo sistema tra i capelli, poi apre l’armadietto e sceglie il vestito verde. Mando un SMS a mio marito: ” Raggiungimi da Luigi, con le crespelle e un panettone, ti spiegherò”
Così lo renderò felice, quando mi ha proposto di trascorrere il veglione con il suo amico l’ ho fulminato con l0 sguardo.
Mando un SMS anche a Paola e le comunico il cambio di programma. Incarico Diego di sbucciare le patate che si stanno facendo vecchie, le faremo al forno con aglio e rosmarino, inizio a riordinare la cucina.
Appoggio una lanternina davanti alla finestra e mi lascio incantare dal fascino delle luminarie appese che laminano il cielo con colori intermittenti. Quando Lisa mi raggiunge è tanto carina, i capelli biondi le arrivano alla vita e risaltano sul vestitino di velluto, si offre di apparecchiare la tavola. Per ogni piatto che posa sulla tovaglia bella fa un sorriso.
All’ improvviso corre via per ritornare con una scatola di pastelli colorati; “Disegnerò stelline segnaposto” dichiara, poi mi viene vicino,          si alza sulle punte e sussurra che ne farà una con tanti brillantini per la mamma e la metterà accanto a quella di papà.                                            La stringo forte tra le braccia, sa di buono. Ci avvolge come una carezza la fragranza fiorita che usava indossare Anna.

 

 

Natale 2025

Non l’ho sentito arrivare. Mi ha sorpresa piombandomi alle spalle, portando con sé una ventata di nevischio all’aroma di cannella.
Ha riempito il suo viso rubizzo con una gorgogliante risata, spalancandomi le braccia.
Come restare insensibili ai suoi colori, alle sue luci, ai suoi profumi? Come il serpente mi tenta offrendomi castagne e vin brulé. Il suo sorriso è pieno di promesse.
«Ti divertirai, riceverai dei bellissimi regali, ti riunirai persino alla tua famiglia perché, si sa, Natale con i tuoi! Ricordando il miracolo della natività, poi, diventerai forse anche più buona, anche se solo per un giorno, anche se solo con il pensiero destinato a volare via insieme ai buoni propositi irrisolti di ogni Capodanno. Dai, accogli il mio abbraccio, festeggiamo insieme!»
La sua voce stentorea mi lusinga e mi confonde come il canto delle Sirene.
Eppure volto le spalle e resisto. Cosa c’è da festeggiare quest’anno?
Eppure, mentre stringo le braccia al petto come per proteggermi da un vento che conosco fin troppo bene, qualcosa mi trattiene dal chiudere del tutto la porta.
Non è la promessa di regali, né l’incanto prefabbricato delle vetrine. È un dettaglio minimo, quasi impercettibile: il modo in cui il silenzio, dopo il suo ingresso rumoroso, sembra più tiepido.
Mi volto appena. Sul pavimento, insieme alle sue tracce di neve, c’è un riflesso sottile, come il brillare di un’idea che non ha bisogno di fuochi d’artificio per farsi vedere.
Forse una ragione per festeggiare esiste ancora.
È la possibilità minuscola ma ostinata che, anche quest’anno, qualcosa possa ricominciare. Un gesto gentile inatteso, una parola che rimette insieme un pensiero caduto, un respiro che torna più leggero senza sapere perché.
Allora gli faccio un passo incontro, senza entusiasmo forzato, senza maschere.
Solo perché, in fondo, riconosco quel piccolo bagliore: il semplice coraggio di concedere un’altra occasione alla luce.
E questo, almeno questo, vale una festa.