L’ultima volta che ti ho salutato era un giorno di giugno di moltissimi anni fa.
L’estate ci aspettava per alleggerire con i giochi le nostre giornate di bambini.
Come ogni fine di anno scolastico ci proponevi un libro estivo con tantissimi compiti da assolvere, ma come le più generose maestre, al ritorno dalle vacanze, non ci chiedevi lo svolgimento completo di tutti gli esercizi, ti andava bene ciò che eravamo riusciti a fare.
Ti ricordo magra, alta, vestita sempre di marrone, con una crocchia voluminosa di capelli sulla nuca. A distanza di anni ti avrei paragonato a Olivia di Braccio di Ferro,tanto eri magra, ma come lei mettevi allegria e quando, per qualche motivo uscivi dalla classe e davi a rotazione ai tuoi alunni il compito di scrivere alla lavagna ” i buoni e i cattivi”,tornando non la guardavi neppure e dicevi :《 So che siete stati tutti bravi:sono contenta》.
Ricordo che più di ogni altra cosa mi piaceva scrivere i pensierini, ma spesso sui miei quaderni comparivano anche le macchie di inchiostro che cadevano dal pennino intinto troppo nel calamaio del banco. Più che sgridarmi per aver macchiato il quaderno mettevi l’accento su quello che avevo scritto. Mi gratificavi in ogni occasione.
Che differenza con la maestra che avrei incontrato l’anno scolastico successivo!
In classe aveva istituito la fila degli asini dove si sedevano gli scolari che avevano sbagliato i loro compiti e a cui lei appuntava sulla schiena le pagine che aveva strappato dai loro quaderni e,non contenta, li costringeva a fare il giro delle altre classi. Avevo il terrore di finirci, in quella fila !
È solo per merito tuo se anch’io,da grande,ho deciso che avrei voluto essere una maestra, magari come te: autorevole ed empatica, capace, amorevole e determinata. Ancora oggi mi domando come facevi ad avere tutto sotto controllo, una pluriclasse con quasi quaranta alunni,eppure tutti abbiamo imparato quello che ti chiedevano i programmi ministeriali e anche tanto altro che lì non era scritto.
Ti ho ritrovata, sessant’anni dopo, in una ventosa mattina di fine ottobre quando sono andata a salutare una zia che non c’è più. Eri lì, di fronte a lei, in una foto su una lapide dove sorridevi come allora. Mi sono stupita di averti rivisto. Leggo e rileggo il tuo nome, sei proprio tu .
Raccolgo il vaso di fiori che il vento ha fatto cadere, ti rivolgo un preghiera e ti confido che sono grata di essere stata una tua alunna. Ti mando un bacio. Me ne vado. Da qualche parte, un giorno, ci rivedremo ancora.