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TEMPO DIFFICILE

Si, questo tempo che stiamo vivendo è difficile perché stravolge le nostre abitudini, ci impone delle regole, limita le nostre relazioni.
Ma, mi chiedo, cosa ci porta di buono? Io credo che la dolorosa situazione provocata dal coronavirus abbia evidenziato la grande solidarietà e generosità del personale sanitario, dei volontari di varie appartenenze, della Protezione Civile ed altro. Credo anche che noi uomini, nella maggior parte dei casi, siamo un po’ individualisti, guardiamo alle apparenze e siamo portati a giudicare. Spero che questa durissima prova ci indurrà a guardarci con più amorevolezza e tolleranza, inoltre penso che dover rispettare le regole ci abituerà a rispettarci di più l’un l’altro. Insomma ci cambierà in meglio e mi auguro che impareremo finalmente a capire che la vita non è solo nelle nostre mani ma che dipende anche dal nostro Creatore che, ferma restando la libertà che ha scelto di lasciarci, vuole riportare l’umanità a Sé, ci corregge e ci educa attraverso gli eventi. Lui, che è Amore, non vuole perderci ma riportarci sulla strada della Salvezza. Mi scuso con chi non crede ma mi auguro che alla fine di questa tragedia molti cominceranno o continueranno a pregare Dio Padre. A presto rivederci quando tutto sarà finito ❤️❤️❤️

Oggi grande gita

Oggi grande gita!/
Senza autobus, senza ombrello/
Col vestito mio più bello/
Mascherata sono uscita.

Di lattice erano i guanti/
Seri e cupi tutti quanti/
Chi per casa, chi per la via/
Chi mi incontra in farmacia.

Il capello non più bruno/
Rotolini e pancetta/
10 kg, che disdetta!/
Quando torno, un bel digiuno.

Una lettera per voi, sorelle di penna

Sfilato il grembiule da tuttofare da sopra una tuta vecchiotta e comoda, sempre la mia preferita, immersa nel delizioso profumo di una “torta alle pere” appena sfornata, non potendo condividerla con voi, decido di accomodarmi davanti al computer e scrivervi per farvi – e farmi – compagnia.

Oggi, esattamente come ieri e come tutte voi, mi vedo costretta a “stare a casa” a causa del dominio diabolico di quel virus sconosciuto, letale, incomprensibilmente coronato che è venuto a trovarci.   “Faccio vasche” percorrendo centinaia di metri: giro per le stanze; essendo ormai tutto estremanente pulito, in ordine e funzionante almeno fino al 2024, so bene che vado cercando una risposta a pressanti interrogativi, ma lo schermo del domani è colorato di bianco e non presenta alcuna traccia di parole che amerei leggere.

Voi come state trascorrendo questi giorni pieni di ombre (nonostante un sole caldo e accecante) e di ore dilatate?    Vi capita di vivere improvvisi, legittimi, brevi momenti di cedimento?   A me sì, infatti è soprattutto attraverso la scrittura che combatto la buona battaglia per mantenermi serena, positiva, fiduciosa. Anche così riesco a sottrarmi alla depressione che potrebbe accalappiarmi e sedurmi per impossessarsi abusivamente di pensieri, idee, ricordi e sogni che appartengono a me sola.

Sorelle di penna mi mancate tutte, proprio nella misura in cui accuso la dolorosa  lontananza dalle persone a me care, che non posso abbracciare.  Sappiate però che è di cuore che vorrei potervi offrire il mio dolce: lo faccio, comunque, idealmente, anzi! libera  da guanti e mascherina “virtualmente”.

 

“Chiunque abbia la mia età ricorda bene dove si trovava e cosa stava facendo nel preciso momento in cui, per la prima volta, sentì parlare della gara. Io ero seduto nel mio nascondiglio e guardavo i cartoni animati quando il notiziario fece irruzione sullo schermo annunciando che…”

… tutti i bambini al di sotto dei 10 anni erano invitati a partecipare a una sfida mondiale di test in cinque ambiti (maturità culturale, psicologica, emotiva, musicale, motoria) che avrebbe premiato il bambino o la bambina vincente con un viaggio di un mese per quattro persone, tutto compreso, che toccava i cinque continenti e impiegava cinque diversi mezzi di trasporto. Per partecipare era sufficiente iscriversi presso la propria scuola e versare una quota minima (se non erro erano mille lire, a quei tempi l’equivalente della mia paghetta settimanale).

 

A cena raccontai ai miei genitori del concorso mondiale, senza particolare interesse. Mia mamma invece, sempre pronta al gioco e alle sfide, mi incitò a partecipare: “Perché no?” mi disse “se gareggiano i tuoi compagni di classe, puoi partecipare anche tu”. Il ragionamento non faceva una grinza, così decisi di provare.

 

Nel corso delle cinque settimane successive la maestra ci somministrò i test, coordinati a livello centrale da un comitato organizzativo internazionale costituito da rappresentanti delle cinque discipline. Erano in ordine crescente di difficoltà. Gli ultimi furono complicatissimi e sicuramente i miei compagni ed io imparammo molte cose che altrimenti non avremmo mai neanche sognato.

 

Una volta completati, passarono diverse settimane. A quei tempi non esisteva Internet e non c’erano aggiornamenti sulle fasi di scrutinio. Un certo giorno, sentimmo l’annuncio alla radio e poi alla televisione, dissero che la selezione era conclusa e che il bambino o la bambina vincente avrebbe ricevuto la convocazione via telegramma per partecipare all’evento di premiazione, trasmesso in mondovisione sul canale 1 della RAI.

 

Nella mia classe c’era molta eccitazione. Il brusio dei bambini serpeggiava sottile finché la maestra non imponeva il silenzio, ma alla minima occasione riprendeva. Furono giorni di grande, elettrica tensione. Tutti volevano partire per l’avventuroso viaggio con la propria famiglia, tutti sognavano Paesi esotici, spiagge paradisiache, montagne con panorami mozzafiato, la giungla inesplorata, gli orsi polari, le renne, i pinguini, le rapide dei fiumi in canoa… Io non mi soffermai troppo sul pensiero, certa che sicuramente c’erano bambini intelligentissimi, molto più dotati di me.

 

Quando tornai a casa, mia mamma – che a quei tempi, fantasiosa com’era, metteva la posta per me in un cestino appeso con un elastico a 2,5 metri dal soffitto, con un pon-pon a mo’ di appiglio sotto, mi avvisò che c’era posta per me. In camera mia vidi una busta gialla nel cestino appeso. Quando l’aprii c’era un fac-simile di un telegramma: con dicitura ufficiale e burocratese una non meglio specificata “autorità mondiale penta-costituita” mi informava che no, per questa volta non avevo vinto, ma premiava la mia partecipazione e la mia buona volontà con un piccolo anellino con pietruzza colorata rossa e due cuoricini. Firmato: Mamma e Papà.

Corsi fuori ad abbracciare i miei genitori per la gioia e la sorpresa e da allora partecipai sempre con grande entusiasmo a tutti i concorsi possibili e immaginabili.

Ne vinsi diversi, di vario tipo.

 

 

 

P.S.

Arrivò primo un bambino cinese di 5 anni che risolveva difficilissimi problemi di matematica a mente, aveva per genitori due professori universitari (musica e ingegneria), una famiglia poliglotta con oltre 5 lingue rappresentate e che parlava correntemente il mandarino, l’inglese, il francese e il suo dialetto locale, suonava il violino e stava cominciando lo studio del pianoforte.

 

Pioveranno le stelle

L’affetto che Fernanda nutriva nei confronti della signora Bruna, una donna di trent’anni sposata e madre, persona seria, solida, paziente, concreta, positiva, durò la bellezza di cinque lunghi anni, ma non fu notato né raccolto e neppure ricambiato.

Sebbene ne avesse soggezione, Fernanda ammirava Bruna perché possedeva un’intelligenza ed un equilibrio invidiabili, un grande amore per la propria professione e sapeva donare calore e colore alle parole, arricchendole così la sfera esistenziale.

La signora dal canto suo però riservava eccessive attenzioni ad una certa Mariangela – unica erede di una famiglia davvero molto agiata. Costei si presentava regolarmente in ritardo, spettinata, seppure docciata di buon profumo e vestita con abiti eleganti, con regali costosi.  Fernanda nonostante i tanti talenti posseduti, mai avrebbe potuto competere con la cura che Mariangela poneva in atto nel mettersi in vista;  le era soprattutto precluso sorprendere Bruna con offerte di doni.  Inoltre, da tempo, associato ad una  timidezza cronica che rasentava la dislalia sillabica, soffriva di un disturbo, chiamato paralessia: parola orribile che lei detestava e si proibiva di pronunciare.  Avrebbe desiderato ardentemente cambiare la realtà dei fatti, che giorno dopo giorno le si ripresentava identica, amara, insopportabile, ma ancora non ne possedeva il potere.

A distanza di cinque lunghi anni, durante i quali Fernanda continuò a nutrire unilateralmente il proprio affetto, e proprio in occasione dell’ultima volta in cui ci sarebbero viste, venne sorpresa da Bruna che la pregò di attenderla all’uscita dell’edificio.

Una forte emozione si impossessò del suo cuore; seduta su uno dei bollenti scalini della rampa d’ingresso della Scuola Elementare, frequentata fino a quell’ultimo giorno, come volesse trarre coraggio dalla sua confortante presenza, stringeva incollata al petto la  cartella.   Dopo pochi minuti venne raggiunta da uno smagliante sorriso di Bruna che, staccatele pazientemente dalla cartella, una ad una, le dita sudaticce, afferrandole con vigore le mani la costrinse ad alzarsi.  Per la prima ed ultima volta la tenne tra le braccia  quasi fino a soffocare quel piccolo corpo contro il proprio energico e vellutato.

Fernanda scoppiò in un pianto irrefrenabile.  Asciugandole delicatamente le lacrime, sempre tenendosela stretta al cuore, la maestra le disse “ Puoi stare certa che non mi scorderò di te né tu di me. Sei una bambina speciale ed io posso solo augurarti un bellissimo futuro perché te lo meriti. Non piangere, vedrai che un giorno su di te pioveranno le stelle.”

 

* Oggi dedico a TUTTE VOI care compagne di viaggio, aspiranti scrittrici, questo raccontino spinta dal desiderio di donarvi la speranza di un cielo futuro costellato di nuove luci.

P.S. – Le persone che già mi avevano conosciuta ed amata nella vita precedente ricordano ancora che il mio nome era Fernanda.

 

 

Fuori da

Fuori da questa oscura notte

pieni di lividi per troppe botte

uciremo pallidissimi nel viso

sulle labbra un grande sorriso

 

Fuori da questa notte oscura

dopo il tormento e la paura

nonostante lunghissimi capelli

ci riconosceremo tutti fratelli

 

Fuori da questa notte oscura

di ognuno di noi avremo cura

guariremo le ferite sanguinanti

saremo felici davvero in tanti

 

Fuori da questa oscura notte

con chili di troppo e ossa rotte

sapremo leggerci nel cuore

riscoprendo la magia dell’Amore

“Corona Virù”

Anche oggi davanti alla Farmacia

ho pianto con donne della mia età

In una ricerca diventata già tabù

per la presenza del “Corona Virù”

odiamo la realtà che è quasi pazzia

e non ci porta a vedere un nipote

o a ricevere un abbraccio per la via

 

E queste lunghe notti in bianco

da sirene di ambulanze musicate

da guanti e mascherine terminate

da tuttologi e grandi bufale inondate

da mille notiziari visti alla Tivù

ridotti in questa silenziosa schiavitù

ci consoliano con un altro tiramisù

 

Dio è stanco. Ancora non morto

Da troppo tempo Lui si è accorto

dei nostri inutilili miti falsi idoli

della politica fatta di immoralità

di animali bruciati in quantità

di treni deragliati aerei caduti

bambini abbandonati cuori perduti

 

Troppo Male. In questa inciviltà

mancava la serenità, la serietà

avanzava corruzione e meschinità

In un vortice di stordente velocità

nessun rispetto. A zero la dignità

Inorridito, incredulo, Lui da lussù

ci donava comunque un cielo blu

 

Agli arresti di obbligata vacanza

pronti ad alimentare la speranza

torniamo a scoprire ogni virtù

pur di esorcizzare il “Corona Virù”

Un giorno Dio ci apparirà risorto

In cambio per la Sua immortalità

esige da noi preghiere di fragilità.

 

Attesa

Dio del Cielo

Bellissima

e

lunga è la vita

Migliaia e migliaia

di attimi in fila

un lungo esercito

sconfinato

 

Demone del Virus

Velocissima

e

breve è la morte

Un palpito lieve

lo spazio di una

tua orrenda

decisione

PENSIERI

Come è bello e nel contempo duro vedere il mondo che cammina, corre, svolge le mansioni che la vita quotidiana richiede. È bello e penso “come vorrei fare come gli uomini, le donne e anche molti anziani che sono in grado di muoversi….” dico questo perché da circa due anni io ho difficoltà deambulatorie accompagnate da dolori piuttosto intensi Se tutto finisse qui, nella fatica e nella sofferenza, pur facendo tutte le terapie possibili, sconforto e scoraggiamento prenderebbero il sopravvento.
Però io credo in Dio e con tutto il cuore voglio affidare a Lui la mia vita, la mia famiglia, la mia salute……ecco che si apre una prospettiva nuova perché affidarsi a Dio significa anche aderire alla Sua volontà A volte il Signore chiede il nostro SI, la nostra piena fiducia in Lui e poi ci toglie la prova come è successo ad Abramo quando Dio gli ha chiesto di sacrificare Isacco, il suo figlio unico. Dio ha messo alla prova questo gigante della fede ma poi è intervenuto e ha salvato Isacco dalla morte.
Allora con piena fiducia nel Signore che mi ama immensamente, offro le mie sofferenze mentre credo fermamente nella Sua infinita misericordia: a Lui tutto è possibile!!!! Amen

Sensibilità

La mia sensibilità,

nemico

che mi sforzo

di tenere lontano,

senza mai riuscirci,

è un dono che

mi spaventa.

 

Non mi spettava

e neppure meritavo

 

Non me la posso

togliere di dosso,

strapparla via

o gettarla di mano,

rimane in me

viva con

salde radici

 

Che ingrossano

piano, piano

 

4 marzo 2020

 

 

 

 

4 marzo 2020

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