Rosa – Rosae

Un sorriso per una rosa
Rosa rossa per la sposa
Rosa mala spina
Rosa d’amore
Mandami tante rose

Boccuccia di rosa
Petali di rosa sull’acqua
Petali nelle pagine dei libri
Rosa, almeno una rosa!
Rosa al primo incontro

Rosa per il compleanno
Solo un bocciolo di rosa
Rose a stelo lungo
nelle camere d’albergo
Fasci di rose per l’attrice

Rosa per chi si è perduto
e in pace riposa
Rosa è la presenza
Rosa il colore dell’assenza
Rosa tra le mani di una donna

Rose sull’altare alla Madonna
Rose per chi parte
Rose per chi arriva
Rose per chi canta
Rose per chi finge

Rose per la tela del pittore
Rose sul palco al vincitore
La rosa e l’usignolo per Allan Poe
Rose sui capelli della ragazza
Rose gettate da una delusa pazza

Rosa duri il tempo di un mattino
Rose per sentirlo più vicino
Rosa gioia e vita
Rose talvolta sono la noia
Rose per la festa delle rose

Rose alla Miss per l’elezione
Rose annodate a una canzone
Rose cariche di rugiada
Rosa di Capodimonte
bella come giada

Rosa mai comprata per qualcuno
Rosa intravista dal finestrino
Rosa disegnata su lenzuola
Rosa alla maestra della scuola
Rose inebrianti di profumo

Rosa rubata al buio per nessuno
Rose al centro della tavola
Rosa protagonista della favola
Rosa conservata in boccia di vetro
Rosa, Oh, poter tornare indietro!

Rosa di Natale soavissima e augurale
Rosa Tea per la vergine di Damasco
Rosa gialla per la donna asiatica
Rosa rampicante riempie la vetrina
Rosa noisette per questa mattina

Rosa fiorente
Rosa multi flora dell’oriente
Rosa a cespuglio, ad arbusto
e ad alberello
Rosa per affetto quando è bello

Rosa malata
Rosa sfiorita
Rosa accantonata
Rosa in fin di vita
Rosa inzuppata di lacrime

Rosa per la delizia dei miei occhi
nell’occhiello della sua giacca
Rosa preferita da tanta gente
Rosa impalpabile fatta di un niente
Rosa scelta a caso, velocemente

Rosa posseduta con le spine
Rosa mantieni i ricordi senza fine

Lei se n’è andata

Lei se n’è andata
senza prendere oggetti preziosi
né le cose di valore che tu scegliesti
con l’illusione che vi avrebbero unito

Hai preferito lesinare l’amore,
negare tenerezza e attenzioni,
impoverendola di gioia e canzoni

Lei se n’è andata,
senza odiarti, ad amare se stessa
per essere specchio sincero altrui
e viversi donna ovunque vorrà

Avvolto nella tua granitica freddezza
sei solo, al sicuro, felice, danaroso,
mentre lei respira senza più timori

Lei se n’è andata
con le tasche vuote, spogliata di te
e non tornerà, né la potrai ritrovare.
Fatti bastare quello che ha lasciato

Vedrai,
il suo cuore non cesserà di battere

Le voci delle donne spezzate

Noi siamo fiammelle portate dal vento,
siamo la voce di chi porta il ricordo,
siamo il dolore che annega l’amore.

Siamo sospinte dalla nube del tempo
Come cullate dalle braccia di madre,
ma non conoscemmo la pace
su quella terra che ora voi occupate.

Siamo spiriti che nel buio risplendono
ma non c’è pace nel nostro vagare.
Fummo sorelle, figlie e madri
ma solo carne per chi odiava la vita.

Siamo fiammelle portate dal vento
ma non c’è gioia nel nostro vagare.
Siamo il monito per il vostro presente
i fantasmi del vostro domani.

Fate buon uso del nostro ricordo
mutate il finale del nostro racconto.
Solo così finirà il rancore e saremo amore,
l’amore che disperde il dolore.

Donami un po’ di cielo

Donami un poco di cielo,
una scheggia d’azzurro
che per il tutto è nulla
ma per me è il tutto.

Donami una carezza
di nube bianca
che lieve si posi sulla guancia
come mano gentile di madre.

Donami un poco di cielo
tu che sospiri d’infinito
tra il canto frusciante delle fronde
nel segreto del vento notturno.

Donami un poco di cielo
tintinnante malinconica pioggia
che piangi sulla guancia di Pierrot
intessuta di neve e nostalgia.

Donami un poco di cielo
tu che possiedi l’universo
ma già lo so chi ha tutto
non desidera più nulla

nemmeno
questa mia
preghiera
che vola.

A me non potra’ mai capitare

È un gelido lunedi mattina, mi siedo finalmente davanti a un caffe’.
Le bambine hanno pianto tutta la notte, ma ora si sono addormentate finalmente, la grande ha la febbre alta, la piccola sta mettendo i dentini.
Mi massaggio il collo per cercare di allontanare il mal di testa.
Dovrei iniziare a fare i mestieri ma sono così stanca…
Con la tazza del caffè in mano, scorro le notizie sul cellulare.
Settimana scorsa un’altra donna morta, uccisa dal marito.
C’era scritto che lei voleva separarsi, che era infelice, che lui non accettava che lei si fosse ribellata.
Che cose terribili santo cielo.
Fortunatamente a me, una cosa del genere non potra’ mai capitare.
Io ho tutto quello che qualsiasi donna potrebbe desiderare.
Una bella casa elegante, due bambine sane.
E un bravo marito che lavora, non ci fa mancare nulla, non esce la sera, non beve, non va a donne.
Non mi ha mai picchiata.
Non devo neanche lavorare.
Avevo un lavoro prima, mi piaceva tanto.. Era il lavoro che avevo sempre desiderato.
Ma mio marito me lo ha fatto lasciare, perché dice che i bambini crescono meglio con la mamma a casa.
Lui dice che quelle che lavorano, dei figli se ne sbattono.
Forse ha ragione, con me a casa le bambine cresceranno meglio.
Stamattina stavo così male, le bimbe piangevano, non avevo chiuso occhio tutta la notte… Gli ho chiesto di restare a casa, che non ce la facevo a reggermi.
Mi ha detto “non fare scene, sono io che devo portare a casa i soldi mentre tu stai a casa a far nulla”.
Forse ha ragione, lui col suo lavoro ci mantiene e non ci fa mancare niente.
Mio marito quando torna a casa vuole trovare tutto pulito, la cena pronta, le bimbe addormentate.
Io a tavola cerco di chiacchierare della giornata.. Lui non risponde, mangia e appena finito si alza e se ne va.
Gli ho detto che mi sarebbe piaciuto parlassimo un po’ di più.
Mi ha detto “e di cosa c’e’ da parlare? Di come spazzi per terra e pieghi i panni”?
Forse ha ragione, non ho chissà che da dire che possa interessarlo.
Forse è anche per questo che non mi tocca quasi più.
Un giorno mi son fatta coraggio e sono andata a letto con un completino di pizzo nero.
Mi ha presa per un braccio, tenendolo stretto, e mi ha portata davanti allo specchio.
Mi ha detto “guardati, con quei rotoli che hai dappertutto, sei ridicola con quei pizzi addosso”.
Forse ha ragione, mangio troppi dolci, non faccio ginnastica, poi da che sono nate le bambine, di tempo per me ne ho poco.
Da qualche mese mi succedono cose strane.
Mi sveglio la mattina e non riesco a respirare, sento il piombo nel petto, mi sembra di morire.
A volte durante la giornata le lacrime mi scendono e non capisco il perché.
L’ho raccontato a mio marito, perché so cosa mi stia succedendo.
Mi ha detto “che cavolo hai da piangere? Vai dal dottore e fatti dare qualche pastiglia”.
Forse ha ragione, domani chiamo il medico e mi faccio prescrivere qualche cosa per stare meglio.
L’altro giorno nella casella della posta ho trovato il giornalino di un’agenzia immobiliare.
Io davvero non lo so perché l’ho fatto, ma sono rimasta incollata agli annunci delle case in affitto.
C’era un piccolo appartamento carino e pieno di luce, ho pensato che io e le bambine ci staremmo state benissimo.
Mi sono sentita felice come una ragazzina, come non mi sentivo più da mille anni.
Nella mia casetta ci avrei potuto mettere i mobili dell’Ikea, i tappeti etnici colorati e le tende piene di fiori.
Tutte le cose che piacciono a me, ma che non si posso mettere in casa perché mio marito dice che è roba scadente da donnette sciatte.
Ho persino telefonato all’agenzia, la mano mi tremava, e ho messo giù appena hanno risposto.
Stasera, nel silenzio della cena, continuavo a pensare a quella casetta.
E non so davvero perché ma dalla bocca, senza neanche rendermene conto mi è uscito “e se me ne andassi, tu che faresti”?
Ha alzato gli occhi dal piatto, e mi ha detto “ma dove vuoi andare tu da sola, che non sai stare in piedi senza che io ti tenga su”.
L’ho fissato… “E se ce la facessi?”.
Ha avvicinato il viso al mio e mi ha sibilato “provaci e io ti ammazzo”.. Poi si è alzato ed e’ andato sul divano.
Senza respirare, mi sono messa a lavare i piatti.
Ho pulito la cucina.
In corridoio mi ha raggiunta, mi ha dato una pacca sul sedere, ridendo sguaiato.
“Fila a letto che stasera ti tocca”.
Ho ripreso a respirare.
Forse ha ragione, faccio troppe scene per nulla, quella cosa l’ha detta solo per scherzare.
Il mattino dopo, mentre facevo i mestieri con la televisione accesa, al telegiornale, un’altra notizia di una donna uccisa.
Voleva separarsi, era infelice, lui non accettava che lei si fosse ribellata.
Spengo l’aspirapolvere, vado in anticamera, prendo dalla mia borsa il giornalino dell’immobiliare.
Piano piano, lo faccio in mille pezzi minuscoli e li guardo mentre scivolano nella pattumiera come coriandoli.
Riaccendo l’aspirapolvere.
Continuano a parlare della donna morta, uccisa dal marito.
Che notizia terribile.
Fortunatamente io ho tutto quello che una donna puo’ desiderare.
Una bella casa elegante, due bimbe sane.
Un bravo marito che lavora, non ci fa mancare nulla, non esce la sera, non beve, non va a donne.
Non mi ha mai neanche picchiata.
Quindi a me questa cosa non potrà mai capitare.

L’entrata del Cielo

L’entrata del Cielo
è sempre aperta
e sa attendere

Angeli bianchi
accolgono in volo
anime che arrivano

L’entrata del Cielo
sublime arcobaleno
illumina ogni volto

Angeli bianchi
nel mistero infinito
allietano il Riposo

I morti

I morti che impressione

il cimitero che tristezza

muore qualcuno che amiamo ed è dolore

ricordarlo è dolore

ma se si pensa nel profondo di ciò che quella persona

è stata per noi

ha fatto per noi

ci ha insegnato

ci ha sgridato

ci siamo arrabbiati

ci siamo perdonati

ci siamo divertiti

ci siamo abbracciati

ci ha amato

La forza del ricordo di chi abbiamo amato

serve non per rinnovare il dolore

ma rinnovare l’amore

che da sempre e per sempre

è nei nostri cuori

Chi luciderà le scarpe?

Giovanna arriva trafelata in cucina dove suo marito Umberto sta lucidando le proprie scarpe.
«Ah, bravo! Stai pulendo le tue scarpe, puoi lucidare anche le mie?», chiede lei con tono conciliante.
«Veramente a casa dei miei era mia madre che lucidava le scarpe di tutti!», risponde Umberto un po’ seccato.
E Giovanna ribatte : «A casa mia invece era il papà che le puliva per tutta la famiglia!».
«Quindi?», domanda Umberto sempre più piccato.
«Quindi, se tu non vuoi prestarti a pulire le mie scarpe neppure io lo farò con le tue, ma ognuno luciderà le proprie», risponde Giovanna risoluta.
L’autonomia è sempre una conquista!

Pagine bianche

Pagine bianche

Pagine vuote

Ma il vuoto non è nella mia mente

Nella mia mente un turbine di parole

Nel mio cuore un tornado di emozioni

Scorrono dal cuore

Sotto la pelle

Sensazioni ed emozioni insieme

Urlano attraverso il mio essere

Esplodono dentro di me in cerca di un’uscita

Vogliono manifestarsi

Ma la mia mente le imbriglia

Le trattiene

Teme la loro uscita

Teme il loro effetto

E tutto dentro trema e mi fa tremare

Perchè non posso urlare?

Perchè non posso parlare

Perchè non posso abbracciare?

Perche non posso amare?

E’ così bello,

così dolce,

perdersi nelle sensazioni e nelle emozioni

Ma ..

Non si può,

Non sta bene

E lentamente, la mente prende il sopravvento

E tutto dentro di me torna silenzio

Pagine bianche

Pagine vuote

Tu mi salvasti

Il mio cuore
sentì le tue braccia,
dolci nidi
carezze d’angelo
paesaggio
che si perdeva
sotto un Cielo di cristallo
che restava
e
mormorante
di musica,
lanciato nel vento
riposò il mio cuore
mettendo le radici
nel grembo
della tua notte ardente
Senza più fuggire

1 2 3 4 5 13