Sebbene questa domenica mattina il primo saluto mi sia giunto da una nebbia fittissima, gelida ed oscura, la buona notizia di oggi (se così posso affermare) è che “siamo entrati nella zona gialla” e tutti sappiamo bene di cosa si tratta. La prima felice novità è stata quella di sentire il trillo insistente del mio cellulare.
Rispondo alla nipotina che mi contatta in video chiamata: “Ciao nonna, posso stare da te nel pomeriggio?” il suo sguardo indecifrabile pare timoroso.
“Certo. Se vieni sono contentissima! Passo a prenderti o ti fai portare?”
“Ci pensa papà” il suo sorriso sboccia riempiendo lo schermo.
“Benissimo, ti aspetto. Un bacione grosso.”
“Grazie nonna” un bel sospiro di sollievo “arrivo alle due, ciao, ciao.”
A lungo trattengo stampata nella retina dei miei occhi la sua bellissima immagine gioiosa.
A catturare immediatamente la mia attenzione, quando arriva alla porta di casa, è il suo originale cerchietto per i capelli a forma di grandi corna di renna, che mi invia brevi e frequenti lampi luminosi. Ci abbracciamo scoppiando a ridere di cuore.
“Presto, entra! Mi sei mancata.” gli occhi mi si inumidiscono.
“Ciao nonna, Brrrrr che freddo fa!”
Mi consegna diversi libri ed un paio di quaderni: ”Devo fare i compiti. Mi aiuti, vero?” Non si aspetta una risposta: sa che sono pronta a farlo.
Passa a sfilarsi la sciarpa, il comodo ed elegante piumino e, con il mio consenso, decide che può togliersi la mascherina. In questo interminabile doloroso anno, abbiamo imparato a mantenere una prudente distanza tra noi, anche all’interno dell’appartamento.
Mi sono chiesta spesso come possano resistere per tutta la giornata i bambini a scuola con l’obbligo di indossare questo dispositivo medico scomodo, inibente e soffocante. Si dimostrano creature tenaci, volenterose e sagge, ma il mio legittimo timore rimane quello che, loro malgrado, corrano il rischio di subire un precoce processo di “invecchiamento”.
”Metto le tue ciabattine “puffose” nonna!” toglie le scarpe da tennis – anche stavolta senza slacciarle – e tutta contenta sfoggia le mie con compiacimento. Le calzano benissimo e adora il musetto del panda incorporato sul loro puntale.
Ci accomodiamo. Lei, osservandomi sottecchi, dopo un po’ dice: “In verità nonna devo rispondere soltanto a tre domande di geografia. Sono venuta da te perché ho un problema e mi serve anche il tuo aiuto.” Il mio cuore di nonna fibrilla all’istante. Di recente mi aveva confidato di soffrire un filino le ghiandole del seno che, pare, stiano iniziando a svilupparsi. Scelgo di non porre domande.
“Tu sai che sono io la più brava della classe” esordisce con orgoglio.
“Ahi ahi ahi, così non va bene bimba mia. So che nella tua classe ci sono altri due bravissimi quanto te.”
“Nonnaaa! Non devi più chiamarmi bimba o bambina. Adesso che siamo grandi le maestre ci chiamano “ragazze!”
“Buono a sapersi ragazzina” ribatto, ridendo.
Afferra uno dei due quaderni che si è portata appresso e, prima di aprirlo, tenendolo sospeso in aria, domanda se voglio ascoltare la storia che lei ha scritto. Oppure no. Per un istante mi sorge il sospetto intenda far volare quel quaderno dalla mia parte. E’ consapevole di stimolare la mia curiosità. “Si tratta della famosa storia della tua vita che stavi scrivendo e non volevi che leggessi?”
“No. Nonna ho inventato una storia di Natale lunghissima, quasi duemila parole. Però non voglio che la leggi tu, altrimenti mi correggi tutti gli errori.”
“Se preferisci la leggo senza correggere. Prometto.”
“No, la leggo tutta io. Tu per favore me la scrivi senza sbagli al computer e me la salvi dentro alla mia chiavetta che ho portato e lasciato nella tasca del piumino?”
“Aiuto! Non ricordo più come si fa” protesto. Lei sorride e mi tranquillizza.
“Non preoccuparti nonna. Lo faccio io e tu scrivi tutto” Ha bisogno di me, per questo si dimostra particolarmente dolcissima e accondiscendente.
“D’accordo. Accendo il PC e conto su di te. Scriverò se tu mi detti.” Lo dico avendo la “certezza certa” che si annoierà nel breve giro di lancette dell’orologio: 1 minuto. Esagerando 2.
“Sono pronta. Parti con il titolo” mi accingo volentieri a digitare.
“Farò un libro breve, penso che mi manca soltanto la fine. Il titolo è “La mia avventura di Natale” e Capitolo Uno “Il primo incontro”. Per favore scrivi i titoli maiuscoli in corpo 24 e con il colore del carattere rosso. Sei capace?” Simpatica la ragazzina/nipotina! Si prende gioco di questa nonna, da lei battezzata “giurassica”.
Sulla breve distanza di due minuti esatti, eccola pronta rivestire la parte della creatura stanchissima, desiderosa di rilassarsi. Meglio sarebbe se lei potesse andare di là ed accendersi la TV e “nonna tu che sei bravissima, puoi farcela da sola vero? Intanto io guardo un cartone animato. Anche due, ok?”.
“D’accordo. Vai e divertiti” le soffio un bacio dalla mano.
“Grazie. Devo proprio riposarmi, nonna.”